Intervista a MrWany:
36 anni da writer in 3 libri
MrWany racconta il suo nuovo box: tre libri, ognuno dedicato a un periodo della sua vita e all’evoluzione del suo percorso artistico. Tre domande, tre risposte.
Questa è l’intervista a MrWany in occasione dell’uscita del suo nuovo box: tre libri, ognuno dei quali racconta un periodo della sua vita e l’evoluzione del suo percorso artistico. Gli ho chiesto come si racconta un percorso da writer lungo 36 anni, quali momenti gli mancano in foto e che cosa succede adesso, dopo la trilogia.
Partiamo da una battuta: quante vite hai vissuto se servono tre libri per raccontarle tutte? (Te lo dico con invidia positiva e stima)
Ho voluto realizzare tre libri perché in 36 anni di attività da writer, a parte il fatto che non ho mai smesso di dipingere nemmeno per un giorno, ho vissuto fasi molto diverse. La vita è sempre una, ma in certi periodi ho avuto un’iperproduzione, e in più ho sperimentato davvero tantissimo. Raccontare tutto questo nel modo giusto, e metterlo insieme, ha richiesto spazio e tempo.
Un’altra cosa che voglio aggiungere: ho scelto di mostrare anche le cose brutte della mia produzione. In alcuni passaggi i lavori magari non erano ancora maturi, ma proprio per questo si vede il passaggio evolutivo da un periodo all’altro. Per questo penso che resterà, in assoluto, il libro più completo che ci sarà sul mio lavoro.
I tre libri vanno guardati uno alla volta, non tutti nello stesso giorno. È anche per questo che ho deciso di dividerli, anche se è stata una scelta più dispendiosa: sono veri e propri capitoli a sé stanti, e ho preferito separare le fasi nello spazio e nel tempo.
Video · MrWany nel suo studio
Vuoi conoscere MrWany? Guarda anche questo video!
Sul canale disagian c’è un’altra intervista a MrWany. Dal suo studio ci racconta un po’ Amazing Day, ci mostra alcuni muri e, soprattutto, ci anticipa qualcosa di questo libro.
Per dare vita a questa trilogia hai praticamente ripercorso tutto il tuo passato: c’è un momento storico di cui avresti voluto avere più foto? (Se sì, ce lo racconti qui?)
Sì. Scrivere questo libro mi ha chiesto di ripercorrere tutta la mia produzione e tutte le mie esperienze, e da un certo punto di vista è stato particolare riviverle: ti accorgi di alcune ingenuità e di alcuni errori che hai fatto nel tempo.
Il periodo di cui non ho tutta la documentazione è quello in cui ho iniziato a fare street art. Oltre al fatto che un’alluvione ha distrutto diverse foto e bozzetti dei miei lavori, la facevo davvero per gioco, per scherzare. Disegnavo, ad esempio, sui sacchi della spazzatura o sui materassi abbandonati vicino ai cassonetti. Lo facevo in modo così estemporaneo che spesso non fotografavo nemmeno quello che facevo.
È stato un periodo molto particolare della mia vita, non solo della mia produzione artistica. Mi ritrovavo nei rave, in situazioni in cui la foto era davvero l’ultimo dei miei pensieri. Dipingevo senza preoccuparmi di avere una documentazione.


Questo non è sicuramente un punto di arrivo. Lo consideri un cerchio che si chiude e dà vita a un nuovo ciclo, oppure parte di un percorso ancora in evoluzione?
Questa trilogia è un modo per chiudere e per mettere ordine in quello che ho prodotto nella mia carriera. Non tutto, ovviamente: è una parte, ma sicuramente una buona parte. Nasce dall’esigenza di mettere ordine e, allo stesso tempo, di fare uno step successivo, per diversi motivi.
Il primo è tagliare un cordone ombelicale che mi lega a questo tipo di produzione, perché la faccio da quando avevo 12 anni. Oggi lavoro tantissimo anche nell’arte contemporanea e questa cosa inizia a starmi un po’ stretta, anche perché nell’ultimo periodo cerco di separare le due strade. Quello che dipingo su tela non lo considero street art e non lo considero writing. Penso di essere, di fatto, un artista contemporaneo che non ha bisogno di un’etichetta legata a un’esperienza di questo tipo.
Il secondo motivo è che quello che dipingevo come writer tendo a non volerlo più mostrare in giro, e quindi a tenerlo più al riparo dalla comunicazione di massa del web. Vorrei che il writing tornasse a essere una cosa molto personale e intima, da vivere con le persone che mi sono più vicine. L’arte, invece, che è anche il mio lavoro, cioè la creazione artistica su tela o per le mostre, diventa la parte che tutte le persone che mi seguono possono vedere.
Questa è un’idea, e ora devo capire se sarà un passaggio che riesco a fare e quanto possa essere doloroso per me, per il mio modo di essere. Tendo a fare quello che mi sento di fare, senza impormi troppo convenzioni o cose prestabilite.



Tre libri, tre periodi della sua vita e l’evoluzione del suo percorso artistico: il box di cui abbiamo parlato in questa intervista.
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