STREET ART A CAMPOBASSO

Campobasso non è una città che ti aspetti di trovare in una guida di street art, e proprio per questo va raccontata. Ci sono stato a luglio 2025 e quello che mi ha colpito non sono solo i muri, alcuni dei quali firmati da BLU, ma il fatto che siano nati tutti dallo stesso posto: l’associazione Malatesta e il festival Draw the Line. Una città piccola che da quindici anni fa le cose con criterio.

Info rapide prima di partire

Tempo minimo

Una giornata piena

Come muoversi

A piedi nel centro, auto per San Giovanni e Fontana Vecchia

Periodo migliore

Tutto l’anno, i muri sono permanenti

Livello

Tutti, anche chi non segue di solito street art

Risorsa utile

drawthelinefest.it: archivio di tutte le opere edizione per edizione

Il Molise non è una regione che finisce sui radar di chi segue street art, e Campobasso meno che mai. Eppure è qui che dal 2011 va avanti uno dei progetti più seri e meno raccontati d’Italia: il festival Draw the Line, organizzato dall’associazione Malatesta. Non un evento spot, ma un lavoro continuo che dura ormai da più di un decennio.

L’associazione nasce negli anni Novanta da un gruppo di amici che voleva portare arte contemporanea in una città che, raccontano loro stessi, sembrava inesistente. Il primo passo concreto arriva nel 1999, quando il gruppo guidato da Stefano Roccia, in arte Sopa, ottiene i permessi per dipingere un muro all’ex stadio Romagnoli. Nel 2004 nasce ufficialmente l’associazione, e nel 2011 parte la prima edizione di Draw the Line.

Quello che rende Campobasso diversa da molte altre città italiane è la distribuzione dei muri: non sono sparsi a caso, ma legati alle varie annate del festival, concentrati in zone precise che racconto una per una. E poi c’è BLU, che ha scelto Campobasso come una delle sue città italiane preferite, tornandoci più volte negli anni. Gli ho dedicato una sezione a parte, perché lo merita.

Video · Street art a Campobasso, zona per zona

Ho girato la città quartiere per quartiere e ho messo tutto in un video: terminal, San Giovanni, ex Romagnoli, via Muricchio e Fontana Vecchia. Se volete farvi un’idea prima di partire, è il punto di partenza migliore.

Street art Campobasso Draw the Line - disagian.it

Zona 01 · Dove tutto è iniziato

Terminal bus:
il primo muro
di Draw the Line

BLU · Sten & Lex · ROA · Pixel Pancho · Hitnes · Honi · Sone · Murphy

Il terminal degli autobus di Campobasso, in via Giambattista Vico, è il punto da cui sono partito anch’io, ed è quello giusto per iniziare il racconto. Nel 2011, per la prima edizione di Draw the Line, l’associazione Malatesta aprì i lavori proprio qui: una parte fu dedicata ai graffiti, e attorno a quella nacque una delle prime hall of fame della città, con un parterre di artisti che oggi fa impressione per una prima edizione.

Tra le opere realizzate quell’anno c’è quella di BLU (Il Soldato, murale contro la guerra), opera di denuncia antibellica che rischiò la censura per la sua forza critica. Una polemica sulla stampa locale che si risolse solo grazie a una forte opposizione popolare contro la cancellazione dell’opera. È anche il muro che racconta il legame personale tra BLU e Campobasso, nato dall’amicizia con Sopa

Va detto con onestà che non tutto quello che fu dipinto nel 2011 è ancora visibile oggi: i muri di Pixel Pancho e di Honi, in particolare, non risultano più presenti. Resta comunque il punto di partenza simbolico di tutto il progetto, e per questo vale la sosta.

Da sapere per questa zona

  • DoveVia Giambattista Vico, area del terminal bus di Campobasso
  • Da non perdereIl muro di BLU del 2011, tra i primi e più discussi della città
  • AttenzioneI muri di Pixel Pancho e Honi del 2011 non sono più visibili
  • Tempo15-20 minuti bastano per questa zona, è un punto di passaggio più che una destinazione a sé

Zona 02 · Il quartiere museo

San Giovanni:
il quartiere
diventato galleria

BLU · Zed1 · Dado · Macs · Milu Correch · Made514 · Vesod · Peeta

San Giovanni è il quartiere popolare di Campobasso, fatto di grandi palazzoni periferici, ed è il punto più denso di tutta la guida. I muri principali si concentrano tra via Marche e via Lombardia: quelli che erano grigi edifici di edilizia popolare sono diventati facciate dipinte una dopo l’altra.

In via Marche, sulla palazzina Iacp, si trova La favola dell’avvoltoio ladro di Zed1, alta quasi ventuno metri: un avvoltoio che stringe tra gli artigli un salvadanaio strappato a un uomo, rappresentazione del sistema bancario e delle sue violenze sui più deboli.

In questa zona si trovano anche due facciate da sei piani che dialogano fianco a fianco: quella di BLU, intitolata Roccia, realizzata nel 2015 nell’edizione del festival dedicata alla memoria di Sopa, e quella di Dado, arrivata nell’edizione successiva del 2016. Pur nate in momenti distinti, entrambe le opere sono legate allo stesso spirito: l’omaggio a chi aveva fondato tutto questo. Roccia ha una vena piuttosto atipica rispetto alle solite produzioni di BLU: un gigantesco masso che si stacca dalla città e schizza verso il cielo, con un arcobaleno scavato dentro la pietra.

Il quartiere ospita anche un tributo a Ecate, dea delle streghe, dipinto nel 2018 dall’artista argentina Milu Correch, e It’s Not a Game di Macs: Putin, Kim Jong-un, Trump e un militante dell’Isis riuniti per una partita a Risiko. Ci sono poi lavori di Made514 e Vesod ed un secondo capolavoro di DADO. Senza dimenticare un muro di Mr Blob e Smake in via Marche

A pochi minuti da qui, ma su un asse staccato dal resto, in via Liguria, si trova uno dei muri più noti di tutta Campobasso: La Cuccagna di BLU, opera del 2017, una giostra dorata di lusso alta venticinque metri per dieci di larghezza che fa girare elicotteri, aerei e navi in un vortice di banconote, su un letto di lingotti d’oro insanguinati. Sull’altro lato dello stesso edificio, BLU è tornato nel 2022 con Fossil Fuels Fuel War, il suo intervento più recente in città. Nella stessa via si trova anche il murale di Peeta, che però quando l’ho visto era piuttosto sbiadito. Gli abitanti, raccontano fonti locali, sono diventati custodi delle opere: capita di sentire che qualcuno “abita da BLU” o “da Zed1”.

Procedo ad aggiornare l’archetipo completo (Zona 02, Zona 04 senza più Fossil Fuels Fuel War, e le card di BLU con le posizioni corrette).

Da sapere per questa zona

  • DoveVia Marche e via Lombardia per il nucleo principale, via Liguria per il gruppo staccato di BLU e Peeta
  • Non perdereRoccia e l’avvoltoio di Zed1 nel nucleo principale, La Cuccagna e Fossil Fuels Fuel War in via Liguria
  • Come muoversiÈ un quartiere residenziale: andate con calma, sono case abitate, non un museo a cielo aperto nel senso turistico del termine
  • TempoAlmeno un’ora e mezza per girare con calma tutte le facciate, via Liguria compresa

Zona 03 · La memoria del festival

Ex Stadio Romagnoli:
il Sopa Wall

Hall of fame storica · Edizioni multiple dal 2015

L’ex stadio Romagnoli è il luogo simbolico di tutto il progetto Draw the Line. È qui che nel 1999 Sopa, fondatore dell’associazione Malatesta scomparso prematuramente, ottenne il primo permesso ufficiale per dipingere un muro in città, in pieno centro ma in stato di abbandono. Da allora le gradinate dell’ex campo sportivo sono diventate una hall of fame permanente, con opere di artisti locali e nazionali che si sono susseguite nel tempo.

Il legame con Sopa è ancora più forte se si pensa all’edizione 2015 del festival, interamente dedicata a lui dopo la sua scomparsa: oltre alle facciate monumentali di Dado e BLU a San Giovanni, qui all’ex Romagnoli sono nate diverse opere in suo ricordo, in quello che oggi viene chiamato proprio Sopa Wall, arrivato a una seconda edizione nel 2019.

È una zona meno scenografica rispetto a San Giovanni, più stratificata e meno “pulita”: muri che si sovrappongono, layer su layer come in ogni vera hall of fame. Da quello che ho letto online, qualcuno la trova di qualità inferiore rispetto al resto della città. Io l’ho trovata interessante proprio per questo: è il posto dove si vede la storia del writing locale, non solo i grandi nomi internazionali.

Da sapere per questa zona

  • DoveEx Stadio Romagnoli, zona centrale di Campobasso
  • Perché importaÈ il primo muro ufficiale ottenuto dall’associazione Malatesta, nel 1999, prima ancora che nascesse il festival
  • Cosa aspettarsiHall of fame stratificata nel tempo, più caotica e meno “da cartolina” rispetto a San Giovanni

Zona 04 · Centro città

Via Muricchio,
il vecchio mercato
e via Novelli

BLU · Ericailcane · Sopa · Zed1 · Smake · Truly Design · Dado · Made514

Via Muricchio è il centro operativo di tutto il progetto: qui ha sede l’associazione Malatesta, sulla cui facciata BLU ha dipinto nel 2020 Pandemia, uno dei suoi muri più recenti in città. Nella parte sottostante si trovano i graffiti di Sopa e Smake, quasi un omaggio diretto a chi questo progetto lo ha iniziato.

A poca distanza, sul perimetro esterno dell’ex Mercato Coperto di via Monforte, c’è uno dei muri che mi hanno colpito di più cercando informazioni su questa città: un grande intervento di Ericailcane, affiancato da opere di Sopa, Zed1, Claudia Romagnoli e Pin. Non l’ho documentato di persona nel dettaglio durante la mia visita, ma è un punto che consiglio di inserire nello stesso giro: è a pochi minuti a piedi da via Muricchio.

Nella stessa zona centrale c’è via Novelli, la hall of fame più storica e longeva di tutta Campobasso. Il muro, di proprietà delle Ferrovie dello Stato, supera i 500 metri di lunghezza ed è stato dipinto fin dalla prima edizione del 2011, quando arrivarono qui scrittori da tutta Italia ed Europa: tra gli altri Truly Design, Zed1, Dado, Made514, Etnik, Sera, Smake, Korvo e Joys. A differenza dei muri delle altre zone, qui le opere vengono rinnovate periodicamente: è il luogo dove leggere la storia del writing campobassano, più che ammirare un singolo intervento definitivo.

Il rinnovamento è continuato in quasi tutte le edizioni successive del festival: nel 2016, ad esempio, sono intervenuti Emeid, Mr.Blob, Onem, Zofa, Keno e Daen2, tra gli altri. Se tornate a distanza di anni, quello che vedete in via Novelli sarà quasi certamente diverso da quello che vedo io oggi: fa parte della natura di questo muro.

Da sapere per questa zona

  • Sede MalatestaVia Muricchio, Campobasso: facciata con Pandemia di BLU, 2020
  • Ex Mercato CopertoVia Monforte: muro di Ericailcane, a pochi minuti a piedi da via Muricchio
  • Via NovelliOltre 500 metri di muro di proprietà FS, rinnovato a ogni edizione dal 2011: quello che vedete cambia nel tempo
  • Una notaNon ho visitato di persona nel dettaglio il muro di Ericailcane: se ci andate, scrivetemi come l’avete trovato

Zona 05 · La zona più recente

Fontana Vecchia:
arte classica
fuori dai musei

Andrea Ravo Mattoni · Luis Gomez · Simone Carraro · Luogo Comune · Laura Luvi

Fontana Vecchia è il quartiere intorno all’antica fontana e lavatoio cittadino, in zona Sant’Antonio Abate, e racchiude gli interventi più recenti del progetto. Tutto nasce dal bando ImbrARTiamo, Street art e Misteri, promosso dal Comune di Campobasso in collaborazione con l’associazione Malatesta, con l’obiettivo di riqualificare quest’area legandola al folklore dei Misteri, la tradizionale processione cittadina.

L’opera che apre il progetto è San Michele Arcangelo di Andrea Ravo Mattoni, artista varesino noto per portare la pittura classica sui muri delle città: la sua versione riprende il San Michele dipinto da Luca Giordano nel 1663. A poca distanza, Luis Gomez ha realizzato Corpus Homini, mani trafitte da chiodi che invadono le pareti cieche di due palazzi, citando insieme Caravaggio e le ferite di Gina Pane. Nella stessa zona sono intervenuti anche Simone Carraro, con “Santi, diavoli e altre semplici genti”, e Luogo Comune.

L’intervento più recente di cui ho trovato documentazione certa è Il sogno dell’Immacolata di Laura Luvi Fratangelo, realizzato nel 2023 sempre nell’ambito di ImbrARTiamo. Nel 2024 l’associazione Malatesta ha festeggiato i vent’anni di attività, ma non risultano informazioni dettagliate su nuovi muri legati a quella ricorrenza: se sapete qualcosa di più aggiornato, scrivetemi.

Da sapere per questa zona

  • DoveContrada Fontana Vecchia, attorno alla fontana storica in via Sant’Antonio Abate
  • Non perdereSan Michele Arcangelo di Ravo Mattoni e Corpus Homini di Luis Gomez
  • Ultimo aggiornamento certo2023, con il murale di Laura Luvi Fratangelo. Dopo i 10 anni di Malatesta nel 2024 non risultano nuovi interventi documentati

Una città, un artista

BLU a Campobasso

Campobasso è una delle città italiane che BLU ha scelto più volte negli anni, e questo da solo basterebbe a giustificare un viaggio. È raro che un artista così schivo e internazionale torni più e più volte sullo stesso posto. Qui di seguito tutti i muri firmati BLU che sono riuscito a documentare, in ordine cronologico.

2011 · Via Giambattista Vico

Il Soldato

Murale contro la guerra, ha aperto Draw the Line e rischiò la censura per la sua forza critica. È il punto di partenza di tutto il progetto Malatesta.

2015 · Via Marche, San Giovanni

Roccia

Un gigantesco masso che schizza verso il cielo con un arcobaleno scavato dentro, omaggio all’amico Sopa. Uno stile più atipico rispetto alle sue critiche sociali abituali.

2017 · Via Liguria

La Cuccagna

Venticinque metri di giostra dorata che fa girare aerei e navi in un vortice di banconote. Il muro più fotografato della città.

2020 · Via Muricchio

Pandemia

Panda agguerriti che si arrampicano sulla città, sulla facciata della sede Malatesta. Dipinto durante il lockdown, dopo mesi di silenzio dell’artista.

2022 · Via Liguria

Fossil Fuels Fuel War

Sul retro dello stesso edificio de La Cuccagna, intervento più recente di BLU in città. L’ultimo muro documentato sul sito ufficiale del festival.

Campobasso mi ha sorpreso più di quanto pensassi prima di andarci. Non è una città che ti aspetti di trovare in una guida come questa, ma quello che l’associazione Malatesta ha costruito in quindici anni, senza grandi finanziamenti pubblici, ha pochi paragoni in Italia. Il fatto che BLU ci sia tornato più volte non è un caso: è il riconoscimento di un lavoro fatto bene.

Quello che mi resta più impresso, pensando alla mia visita di luglio 2025, è quanto i muri siano integrati nella vita quotidiana dei quartieri. Non è arte calata dall’alto: è cresciuta dentro le case popolari di San Giovanni, nei garage dove gli artisti facevano colazione con i vicini di casa, prima ancora di diventare un nome conosciuto a livello internazionale.

Una nota

L’ultima informazione certa che ho su nuove opere risale al 2023, con il progetto ImbrARTiamo a Fontana Vecchia. Nel 2024 l’associazione Malatesta ha festeggiato i 20 anni, ma senza nuovi interventi documentati pubblicamente. Alcuni muri più vecchi, come quelli del terminal o dell’ex Romagnoli, potrebbero essere più rovinati di quanto descrivo. Se trovate differenze, o conoscete muri che non ho citato, scrivetemi: aggiorno la guida.

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