STREET ART A CATANIA

Sono tornato su questa guida perché Catania nel frattempo si è mossa parecchio: un muro di Blu diventato il cuore di un museo a cielo aperto, una collettiva che ha portato la scena urban catanese dentro un museo accanto a Warhol e Basquiat, e un quartiere, San Berillo, che continua a cambiare pelle sotto la spinta della gentrificazione turistica. Ci sono stato a maggio 2024 e ho girato la città con la stessa domanda che mi faccio sempre: chi decide cosa resta e cosa sparisce.

Info rapide prima di partire

Tempo minimo

2 giorni pieni per coprire tutte le zone

Come muoversi

Auto consigliata per Librino e Nesima, a piedi per Civita e San Berillo

Periodo migliore

Primavera o autunno, evitando il caldo estremo estivo

Livello

Consapevolezza per Librino, accessibile per il resto della città

Risorsa utile

Profili social di Res Publica Temporanea per gli aggiornamenti sul quartiere

La prima volta che ho sentito parlare di street art a Catania stavo cercando qualcos’altro: il muro che Blu ha dipinto nel 2016 a Librino, viale Moncada. Da lì ho iniziato a scavare e ho scoperto che sotto quella superficie c’è una storia molto più lunga e complicata di quanto immaginassi.

Catania non ha una scena street art nata per moda o marketing turistico. È nata quasi sempre in risposta a qualcosa: al degrado urbano, alle periferie abbandonate dalle istituzioni, alla necessità di dire qualcosa che altrimenti nessuno avrebbe ascoltato. Il progetto Street Art Silos nei primi anni 2010 ha aperto la strada mostrando che anche un’infrastruttura industriale dismessa poteva diventare un museo a cielo aperto. Da lì sono arrivati Librino, San Berillo, Nesima: quartieri diversi, storie diverse, ma lo stesso filo conduttore.

Sono tornato a Catania a maggio 2024 e quello che ho trovato è una scena che si è ulteriormente stratificata: da un lato realtà storiche come Res Publica Temporanea che continuano a lavorare dal basso, dall’altro un’istituzione, il Palazzo della Cultura, che nel 2026 ha deciso di mettere la scena urban catanese accanto a Warhol e Basquiat. Questa guida prova a raccontare tutto questo, zona per zona.

Zona 01 · Librino

Librino: dal muro di Blu
al museo a cielo aperto

Blu · Antonio Presti · Fabrizio Corneli · Paolo Bini · Lynn Johnson · Monika Bulaj

Lo dicevo già nella prima versione di questa guida e lo ripeto: Librino non è il quartiere pericoloso che viene raccontato ovunque. È un quartiere problematico, con una storia complicata alle spalle e progetti mai completati, ma ci si va con rispetto, non con l’atteggiamento da turista che va a fotografare il degrado.

Il muro che ha messo Librino sulla mappa è quello di Blu, realizzato nel 2016 in viale Moncada 6/a su un palazzo popolare. Fa parte di “Librino Sky Line Distreet”, il progetto con cui Res Publica Temporanea ha “chiamato alle arti” artisti nazionali e internazionali nel quartiere, con l’appoggio del Campo San Teodoro Liberato e del Teatro Coppola. Oltre a Blu hanno partecipato Collettivo Fx (li ritroverete nel capitolo dedicato alla scena locale), Luvi, Rosk & Loste, NemO’s, SinMetro e Poki, e più avanti anche Emajons e Sbrama, autori del murale “Librino Express”. Il muro di Blu resta il più fotografato: un’eruzione dell’Etna la cui lava travolge i simboli del potere e della mafia, realizzata senza bozzetto, ispirandosi a quello che gli abitanti gli raccontavano.

Quello che è successo dopo, però, è la parte che nella vecchia guida non c’era. Attorno al muro è nato MAGMA, il museo a cielo aperto curato da Antonio Presti e dalla Fondazione Fiumara d’Arte, lo stesso progetto del celebre parco d’arte sui Nebrodi. MAGMA si sviluppa lungo viale San Teodoro e viale Grimaldi e parte da due opere storiche: la Porta della Bellezza (2009) e la Porta delle Farfalle (2023). Nel maggio 2024 sono arrivate due sculture di luce di Fabrizio Corneli, “Amare” e “La Sognatrice”, installate rispettivamente nel complesso Le Ravennate e nelle case popolari di viale Bummacaro 9. Un anno dopo, il 9 maggio 2025, sono state consegnate al quartiere altre tre opere monumentali: “Cromatismo Emozionale” di Paolo Bini, “Le Grandi Madri” di Lynn Johnson e “Cavalli Eretici” di Monika Bulaj. Il museo è stato inaugurato ufficialmente il 22 ottobre 2025.

C’è un altro pezzo di Librino che mi ha sempre colpito più dei muri, ed è il Campo San Teodoro Liberato, sede dei Briganti Rugby: un campo abbandonato dal Comune, occupato dal 2012 dai volontari, teatro anche di un incendio doloso nel 2018. Quando ci sono stato nel 2024 era attivo e pieno di ragazzini, ed è ancora attivo oggi.

Video · Librino e Silos

In questo primo video su Catania racconto il mio viaggio tra le vie di Librino e le persone che ho incontrato, poi mi sposto ai Silos del porto per una delle attività di arte urbana più importanti della Sicilia.

Street Art Catania Librino e Silos - disagian.it

Da sapere per questa zona

  • Muro di BluViale Moncada 6/a, blocco 6 palazzina A
  • MAGMASi sviluppa lungo viale San Teodoro e viale Grimaldi: percorso a piedi tra le opere
  • Campo San Teodoro LiberatoVia del Giaggiolo, sede dei Briganti Rugby: attivo, verificato a novembre 2025
  • Come muoversiConviene l’auto: il quartiere è vasto e le opere sono distanti tra loro

Zona 02 · Porto di Catania

I Silos
del porto

Okuda · Vhils · Interesni Kazki · Bo130 · Microbo

Se c’è un’immagine che rappresenta Catania per chi arriva dal mare, sono i silos del porto. Nel 2015, nell’ambito del Festival I-ART, Emergence Festival e il curatore Giuseppe Stagnitta, insieme all’Assessorato comunale e all’Autorità Portuale, hanno trasformato otto silos granari dismessi in quello che è stato definito un monumento del XXI secolo. L’obiettivo non era solo estetico: riqualificare un’area portuale che fino ad allora non aveva niente di invitante.

Il lato che guarda la città racconta i miti e le leggende siciliane attraverso lo sguardo di otto artisti internazionali: Okuda ha realizzato “La bella di Bellini”, omaggio al compositore catanese Vincenzo Bellini, Rosh333 ha dipinto “Oraculo”, Microbo “Il moto perpetuo di Scilla e Cariddi”, Bo130 “La storia non scritta di Colapesce”, Vlady Art “Barattoli”, Danilo Bucchi “Minotauro” e il duo Interesni Kazki “Triskelion e la fuga di Ulisse da Polifemo”. Ognuno ha lavorato assecondando la forma cilindrica del silo, il che rende ogni opera diversa da come la vedreste su un muro piatto.

Il lato mare invece è tutto di Vhils: l’artista portoghese Alexandre Farto ha realizzato quello che diverse fonti definiscono uno dei murales più grandi al mondo, un volto che fissa chi arriva o parte dal porto. L’opera è stata prodotta dalla Fondazione Terzo Pilastro Mediterraneo.

Un avvertimento pratico che vale la pena ripetere: non si può entrare direttamente nell’area dei silos, che restano di proprietà della società che li gestisce. Il lato città si vede bene dall’esterno, ci sono un paio di fermate bus proprio di fronte, oppure si passa dentro l’area portuale con l’Alibus. Il volto di Vhils invece si vede camminando lungo la banchina, ma solo nei giorni in cui non ci sono navi da crociera attraccate a coprire la visuale.

Da sapere per questa zona

  • AccessoNon si può entrare nell’area dei silos: si vedono dall’esterno
  • Lato cittàVisibile da un paio di fermate bus di fronte, oppure passando dentro con l’Alibus
  • Lato mare (Vhils)Visibile dalla banchina del porto, solo nei giorni senza navi da crociera attraccate
  • CuratelaEmergence Festival, curatore Giuseppe Stagnitta: lo stesso nome che ritroverete nel capitolo su Streets of Catania

Zona 03 · La Civita

La Civita: arte tra
le pietre più antiche

Microbo · Bo130 · Julieta XLF · Demetrio Di Grado

La Civita è il quartiere marinaro più antico di Catania, vicoli stretti e palazzi storici. Nel 2010 è diventato anche il primo posto in città dove la street art è stata un evento organizzato: la rivista Lapis, per i suoi vent’anni, ha lanciato reWALLution a Largo XVII Agosto con Microbo, Bo130, 2501, San e Guè. Nel 2023 il Progetto Civita ha aggiunto nuovi murales e spazi verdi alla piazza, oggi punto di ritrovo tra bar e gallerie.

In via del Vecchio Bastione 9 c’è il Teatro Coppola: primo teatro comunale di Catania, del 1821, bombardato nel 1943 e abbandonato, poi occupato dai cittadini il 16 dicembre 2011 e rinato come “Teatro dei cittadini“. Sulla porta si vede ancora un’opera dell’artista spagnola Julieta XLF. Ci sono passato a maggio 2024, tutto attivo.

C’è un aggiornamento che nella vecchia guida non c’era: a marzo 2026 il Comune ha riacceso l’attenzione su Teatro Coppola e sull’ex autostazione occupata di piazza Pietro Lupo (quella che nel video chiamo “Palestra Lupo”), occupata dal 2016. Per piazza Lupo la giunta ha già approvato a dicembre 2024 la demolizione della palestra per un parcheggio sotterraneo. Per il Coppola non si parla di sgomberi imminenti, ma l’amministrazione vuole “ricondurre l’occupazione entro i binari della legittimità”. Non so dirvi come andrà a finire: nel 2024 erano entrambi spazi vivi, oggi il futuro è meno scontato.

Poco fuori dalla Civita, in via San Michele parallela a via Etnea, il palermitano Demetrio Di Grado porta il suo stile di collage su muro: la chiamano “la via degli artisti”.

Video · Il lato politico del writing: Civita e San Berillo

In questo video giro la Civita, dal Teatro Coppola a Largo XVII Agosto fino alla Palestra Lupo, poi mi sposto a San Berillo, allo Squibb e a Nesima. Copre gran parte delle zone di questo capitolo e del prossimo.

Street Art Catania Civita San Berillo - disagian.it

Da sapere per questa zona

  • Largo XVII AgostoCuore del quartiere Civita, sempre accessibile, gratuito
  • Teatro CoppolaVia del Vecchio Bastione 9: spazio autogestito, ingresso legato agli eventi in programma
  • Ex autostazione piazza Pietro LupoOccupata dal 2016: a dicembre 2024 il Comune ha approvato la demolizione per farne un parcheggio, futuro incerto
  • Via San MicheleParallela a via Etnea: le opere collage di Demetrio Di Grado

Zona 04 · San Berillo

San Berillo: dalla zona
rossa al distretto artistico

Res Publica Temporanea · Collettivo Fx · Julieta · Ligama · Moneyless · Sten Lex

San Berillo è il quartiere più raccontato di questa guida, e per un motivo semplice: la sua storia spiega tutto quello che succede oggi. Nel 1957 il sindaco Luigi La Ferlita avviò lo sventramento urbanistico che ha distrutto gran parte del rione. Dagli anni ’70 la zona è diventata il quartiere a luci rosse della città, e dopo i crolli del 2015 molte porte degli edifici sono state letteralmente murate per impedire nuove occupazioni.

È proprio su quelle porte che è nato Red Line Distreet, il progetto con cui Res Publica Temporanea ha invitato artisti come Nemo’s, Collettivo Fx, Ligama, Julieta, Moneyless e Sten Lex a dipingere. Non decorazioni: denunce, fatte con il consenso di chi il quartiere lo abita ancora. Una delle opere più fotografate è “Dama di San Berillo” di Luvilaura, dedicata proprio all’idea che la bellezza di un quartiere non si abbatte finché si può ancora recuperare.

C’è uno sviluppo recente che nella vecchia guida non c’era: a gennaio 2025 Collettivo Fx e Res Publica Temporanea hanno lanciato Trolley City, una nuova serie di interventi sulle porte murate che immagina Catania come una città-trolley, in balia del turismo. Tra i riferimenti ci sono “truffismo egogastronomico” e “Coffake”: nomi inventati per raccontare come, dove prima c’era una pescheria di quartiere, oggi c’è un ristorante di sushi. Luca Prete di Res Publica Temporanea l’ha detto chiaro a MeridioNews: Catania è una città “votata agli ospiti e ai turisti, con poche attenzioni per chi la abita”.

Quando ci sono tornato a maggio 2024 questo processo era già visibile ma non ancora esasperato: la gentrificazione a San Berillo continua, senza strappi improvvisi, un negozio alla volta.

Da sapere per questa zona

  • DoveAlle spalle di via Etnea e corso Sicilia, quartiere abitato: giratelo con rispetto
  • Red Line DistreetPorte murate sparse per il quartiere: alcune opere possono essere state coperte o rimosse nel tempo
  • Trolley CityInterventi 2025 di Collettivo Fx e Res Publica Temporanea: seguite i loro social per la mappa aggiornata
  • VideoCoperto nello stesso video della Civita, a partire dal minuto 5:14

Zona 05 · La scena locale

Chi tiene viva
la scena

Res Publica Temporanea · Collettivo Fx · Luca Prete · Emanuele Poki

Se avete letto fin qui, un nome è già tornato più volte: Res Publica Temporanea. Non è un caso: quasi ogni intervento importante raccontato in questa guida, dal muro di Blu a Librino a Red Line Distreet a San Berillo fino a Trolley City, porta la loro firma o quella di chi ci lavora insieme. Il collettivo nasce a Catania intorno al 2012, fondato da Luca Prete (Luprete) e Alessandro Grasso, a cui si sono aggiunti negli anni Emanuele Poki e Sin Metro di Messina.

Quello che li distingue da altri collettivi è l’approccio: non fanno decorazione su commissione, fanno denuncia. Ogni muro nasce da un problema reale del quartiere in cui lavorano, quasi sempre senza autorizzazione se non quella di chi il quartiere lo abita. È lo stesso principio con cui nel 2016 hanno portato Blu a Librino e con cui nel 2025 hanno lanciato Trolley City a San Berillo.

Al loro fianco, spesso, c’è Collettivo Fx: non è un gruppo catanese, viene da Reggio Emilia, dove è nato nel 2010 tra le ex Officine Reggiane. Il loro segno distintivo è il bianco e nero e le storie di comunità raccontate senza retorica: hanno dipinto dal Rione Sanità di Napoli allo Zen di Palermo fino a Gerusalemme e Ramallah. A Catania hanno lavorato più volte con Res Publica Temporanea proprio su San Berillo, portando la loro esperienza di narrazione delle periferie dimenticate.

Dal 2012 · Catania

Res Publica Temporanea

Fondato da Luca Prete e Alessandro Grasso. Dietro quasi tutti i progetti più politici raccontati in questa guida: da Librino a San Berillo fino a Trolley City. Seguite i loro profili social per sapere dove intervengono adesso.

Dal 2010 · Reggio Emilia

Collettivo Fx

Nato alle ex Officine Reggiane, riconoscibile per lo stile bianco e nero e le storie di comunità. Lavora spesso con Res Publica Temporanea su San Berillo: se seguite anche la nostra guida su Reggio Emilia li ritroverete lì, in un contesto completamente diverso.

Zona 06 · Squibb, Nesima e il resto della città

Squibb, Nesima
e il resto della città

Antonio Anc · PAO · Policromia · 1UP

Prima di tutto lo Squibb: una terrazza ottagonale su Largo Paisiello, a pochi passi da Villa Bellini, che da trent’anni è il posto dove l’hip hop catanese si è formato. Writing, breaking, DJing, MCing: qui i ragazzi si allenavano, prendevano il nome dalla vecchia fabbrica di lamette e schiume da barba che c’era nei dintorni. Oggi purtroppo non si può più entrare, ma dall’esterno si vedono ancora tag vecchissime lungo il perimetro.

Nesima è il quartiere più recente ad entrare nella mappa della street art catanese, grazie al progetto Nesimart dell’associazione Policromia. Antonio Anc Barbagallo e Antonio One Riccioli hanno dipinto un edificio popolare in via Lorenzo Bolano, con il sostegno dell’Istituto Autonomo Case Popolari e della Ferrovia Circumetnea. Il motto del progetto è #rewriteyourcity: riscrivere la città partendo dal basso, insieme a chi la abita.

Vicino alla metro Giovanni XXIII c’è un altro intervento che nella vecchia guida non c’era: il pavimento dipinto da PAO, artista internazionale che ha lavorato anche su alcune cabine del gas cittadine insieme a studenti delle scuole medie, nell’ambito del concorso “Trasforma il tuo quartiere” promosso dal Comune.

Antonio Anc è probabilmente il nome che ricorre più spesso quando si parla di street art a memoria a Catania: nel 2011 ha realizzato per Addiopizzo Catania il murale dedicato a Giovanni Falcone, alla moglie Francesca Morvillo e alla loro scorta, lungo la circonvallazione. L’anno dopo ha dipinto sul muro esterno della casa circondariale di piazza Lanza un secondo murale dedicato a Paolo Borsellino e agli uomini della sua scorta, oltre ad altre vittime di mafia catanesi.

Per il resto, quello che raccontavo nella vecchia guida vale ancora in parte: girando per il centro si trovano ancora C215, 1UP e TvBoy, magari non nel loro stato migliore ma ancora riconoscibili.

Da sapere per questa zona

  • SquibbLargo Paisiello, accesso da via Cimarosa: non si può entrare, si vede dall’esterno
  • NesimartVia Lorenzo Bolano, quartiere Nesima: raggiungibile con la metro, fermata Nesima
  • PAOPavimento dipinto alla stazione metro Giovanni XXIII
  • Murales di AncFalcone sulla circonvallazione, Borsellino sul muro esterno della casa circondariale di piazza Lanza

Zona 07 · Palazzo della Cultura

Quando la scena
urban entra al museo

Giuseppe Stagnitta · Marco Kayone Mantovani · Anc · One · Cursore · Gabel

Fino a qui vi ho parlato di muri, quartieri e collettivi che lavorano per strada. Nel 2026 succede una cosa che non c’entra con la strada, ma vale la pena raccontare: la scena urban catanese entra al Palazzo della Cultura. Dentro la mostra “New York anni Ottanta”, dedicata al movimento culturale che ha rivoluzionato arte, musica e moda a New York, il 14 aprile 2026 è stata inaugurata “Streets of Catania“, curata da Giuseppe Stagnitta (lo stesso presidente di Emergence Festival che ritrovate nei capitoli sui Silos e su Nesimart) insieme a Marco Kayone Mantovani.

L’idea è mettere in dialogo nomi come Andy Warhol, Keith Haring, Jean-Michel Basquiat, Robert Indiana, Joseph Beuys, Sol LeWitt, Rammellzee, A-One, Kool Koor e Coco 144 con la ricerca degli artisti catanesi di oggi: Anc, Cursore, Gabel, John Blond, Mardelleserpi, Olghette, One e Rage. Se questi ultimi due nomi vi suonano familiari è perché li avete già incontrati in questa guida: sono gli stessi Antonio Anc Barbagallo e Antonio One Riccioli di Nesimart.

Purtroppo non ho avuto modo di vedere la mostra, che oggi è terminata, ma mi è sembrato giusto a fine guida dare spazio a questa iniziativa.

Da sapere per questa zona

  • DovePalazzo della Cultura, Catania
  • QuandoDal 15 aprile al 12 luglio 2026, tutti i giorni dalle 10:00 alle 19:00
  • CuratoriGiuseppe Stagnitta e Marco Kayone Mantovani
  • NotaVerificate prezzo e orari aggiornati prima di andarci: possono cambiare rispetto a quanto raccolto qui

Quello che lega tutte le zone di questa guida, da Librino a San Berillo fino alla Civita, è lo stesso meccanismo: qualcuno prende in mano uno spazio che le istituzioni avevano abbandonato e lo trasforma con quello che ha, cioè colore e pareti. Blu a Librino, Res Publica Temporanea a San Berillo, i ragazzi che hanno occupato il Teatro Coppola: sono storie diverse ma nascono tutte dalla stessa urgenza.

Nel 2026 succede anche l’opposto: quella stessa scena entra al Palazzo della Cultura, accanto a Warhol e Basquiat. Non so ancora se sia un punto di arrivo o l’inizio di qualcos’altro. Quello che so è che Catania continua a essere una città in cui l’arte urbana non è mai stata solo decorazione: è sempre stata un modo per dire qualcosa a chi altrimenti non ascolterebbe.

Una nota

Questa guida nasce dalla mia visita di maggio 2024, aggiornata nel 2026 con ricerca a distanza. Il Teatro Coppola e l’ex autostazione di piazza Lupo potrebbero non essere più negli stessi termini raccontati qui: a marzo 2026 il Comune ha riaperto la questione delle occupazioni, quindi verificate lo stato prima di andarci. “Streets of Catania” al Palazzo della Cultura non l’ho vista di persona. Se trovate qualcosa di diverso da quello che ho scritto, scrivetemi: fa parte del gioco con una città che cambia più in fretta di quanto io riesca ad aggiornare.

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Street Art a Catania: guida completa 2026

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