STREET ART A LECCE
Lecce è la Firenze del Sud, dicono tutti, e poi ti ritrovi davanti a un palazzone popolare del quartiere Stadio coperto di murales e capisci che la città racconta anche un’altra storia. I miei genitori sono originari di Lecce e ci sono stato decine di volte da quando ero bambino, ma solo nell’estate 2025 ci sono tornato con l’occhio di chi cerca street art: ho visto praticamente tutti i muri di cui parlo qui, sono entrato nello studio di Chekos e in quello di 167/B Street. Questa è la prima volta che scrivo di Lecce sul sito, quindi consideratela una guida che nasce adesso, non un aggiornamento.
Info rapide prima di partire
Tempo minimo
Mezza giornata per il quartiere Stadio e Santa Rosa
Come muoversi
A piedi nel quartiere Stadio, auto consigliata per Santa Rosa e dintorni
Periodo migliore
Primavera o inizio estate, prima del caldo salentino più duro
Livello
Tutti, il quartiere Stadio è tranquillo e ben segnalato
Risorsa utile
167B Street: laboratorio aperto al pubblico, seguite i social per orari
Indice della guida
- 01 Quartiere Stadio e 167B: dove tutto è cominciato
- 02 Santa Rosa e San Pio: Carmelo Bene e il monaco volante
- 03 Il muro di Blu: la storia di un’opera che non c’è più
- 04 San Cataldo e il litorale: quello che non ho visitato di persona
- 05 South Italy Street Art e i progetti che hanno costruito la scena
- 06 Mappa degli spot
Quando si parla di Lecce, l’immagine è sempre la stessa: la pietra leccese, il barocco, le facciate scolpite del centro storico. È tutto vero, e da leccese d’origine non sto certo qui a smentirlo. Ma a pochi minuti da lì, nelle zone popolari nate con i piani di edilizia economica degli anni Settanta, è successo qualcosa che nessuna guida turistica racconta davvero: un quartiere come la 167B, considerato per anni uno dei più difficili della città, è diventato un riferimento per chi segue la street art in Italia.
Il merito è soprattutto di due persone, Francesco Ferreri, in arte Chekos’art, e Ania Kitlas, che dal 2012 portano avanti il laboratorio 167/B Street. Ma la storia dell’arte urbana qui è più lunga di così: parte dal South Italy Street Art, movimento nato nel gennaio 2009, con lo stesso Chekos già tra i protagonisti.
Questa guida copre quello che ho visto di persona nell’estate 2025, la prima volta che ho girato Lecce con questo sguardo nonostante la conosca da una vita: il quartiere Stadio con la 167B, Santa Rosa e San Pio. Racconto anche la storia, recentissima, del muro di Blu sull’ex Binario 68, cancellato nel febbraio 2026 durante i lavori di ristrutturazione dell’edificio. E aggiungo, con tutta l’onestà del caso, quello che so su San Cataldo e il litorale: zone che non ho visitato di persona e che tratto come tali.


Zona 01 · Quartiere Stadio
167B:
dove tutto
è cominciato
Chekos’art · Millo · Sasha Korban · Artez · Mantra · 167/B Street
La 167B è un quartiere di edilizia popolare nato negli anni Settanta, e il nome dice già qualcosa a chi conosce la storia giudiziaria italiana: qui, negli anni Novanta, si è svolto uno dei più grandi processi di mafia mai celebrati nel paese. Crescendo, ne ho sempre sentito parlare con un certo timore, come di una zona da evitare. Da quella reputazione difficile è partito tutto il lavoro di Chekos’art e Ania Kitlas, che nel 2012 hanno fondato 167/B Street, il laboratorio che da allora coordina murales, residenze e workshop in tutta la zona.
Sono stato nello studio di 167/B Street e ho parlato con chi ci lavora ogni giorno: vengo a Lecce da sempre, per via dei miei genitori, ma è solo girando questo quartiere nel 2025 che ho capito cosa fosse successo qui negli anni in cui non guardavo la città con questo sguardo. Quello che colpisce non è solo la quantità di muri, ma il fatto che il progetto sia ancora attivo, non un’operazione fatta e finita. Il primo nucleo di opere risale al 2017 con il 167 Art Project, nato dalla collaborazione tra il laboratorio e la parrocchia San Giovanni Battista: Artez ha dipinto “Wormbook” in piazzale Bologna e Mantra ha lasciato “Suspicious Moments”. Il murale “First Fire”, firmato da Bifido e Julieta XLF, faceva parte dello stesso nucleo iniziale: quando sono passato nel 2025 non l’ho più trovato, segno di come anche le opere storiche della 167B possano sparire nel tempo.
Negli anni il progetto è cresciuto parecchio: oggi i grandi murali nella 167B sono diciotto, e qualcuno ha iniziato a chiamarlo un museo a cielo aperto, etichetta che di solito mi fa storcere il naso ma qui, per una volta, ci sta. L’edizione 2025 del 167 Art Project si intitolava “La voce del silenzio” e ha portato a Lecce Sasha Korban, artista ucraino: in piazzale Siena ha dipinto “Il mio primo graffito”, una bambina con i gessetti in mano davanti a un muro bianco. Mi ha colpito sapere che lo stesso lavoro Korban l’ha rifatto, con piccole variazioni, anche nel quartiere Paradiso di Brindisi: due periferie diverse che si parlano attraverso la stessa immagine, un’idea semplice ma che funziona meglio di tante operazioni più costose che ho visto altrove.
Tra le opere che ho visto c’è “Wish” di Millo, un murale della terza edizione del 2019: racconta il legame tra le persone attraverso l’allegoria di un filo rosso, invisibile ma presente. Lo stesso Chekos ha dipinto “Il mondo è nostro”, ispirato al film “L’Odio” di Mathieu Kassovitz: due bambini, Fatou e Andrea, che si abbracciano. È uno dei muri che racconta meglio cosa significhi oggi questo quartiere: non più la zona da evitare, ma un posto che si è raccontato da solo attraverso i suoi muri.
Girando per via Ragusa e le strade limitrofe troverete altri interventi, alcuni più piccoli, alcuni realizzati durante i workshop con i ragazzi del quartiere. Non c’è un percorso obbligato: la 167B si gira a piedi, ed è proprio camminandoci dentro, non guardando solo le opere principali, che si capisce il progetto.
Video · Street art a Lecce, dai processi di mafia ai murales
In questo video giro la 167B, i suoi dintorni e Santa Rosa: racconto la storia giudiziaria del quartiere e come è cambiato grazie ai murales. Non copre San Cataldo né la provincia, solo la città.
Da sapere per questa zona
- Non perdere“Wish” di Millo, “Il mondo è nostro” di Chekos e “Il mio primo graffito” di Sasha Korban in piazzale Siena
- 167/B StreetLaboratorio attivo dal 2012, in via Siracusa 100. Aperto al pubblico in determinati orari: verificate sui social prima di andare
- Dove guardarePiazzale Bologna, via Novara, piazzale Padre Pio, via Agrigento e piazzale Siena concentrano i murali principali
- AttenzioneIl murale “First Fire” di Bifido e Julieta XLF, parte del nucleo storico del 2017, non c’è più: verificato di persona nel 2025
- Come muoversiA piedi, il quartiere si gira comodamente in un paio d’ore
Zona 02 · Santa Rosa e San Pio
Santa Rosa:
Carmelo Bene
e il monaco volante
Chekos’art · Vittorio Bodini · Carmelo Bene
Santa Rosa è il quartiere dove sono nati alcuni dei primi murales d’autore della città, prima ancora che la 167B prendesse la forma che ha oggi. In via Basento, sulla facciata della polisportiva, c’è la testa enorme di Carmelo Bene, dipinta da Chekos’art. Bene era un attore e drammaturgo che con la Lecce ufficiale ha sempre avuto un rapporto complicato: troppo scomodo, troppo fuori dagli schemi per stare dentro qualsiasi cornice. Vederlo campeggiare su un palazzo popolare mi sembra il posto giusto per ricordarlo, molto più di una targa in centro.
A San Pio, in via Taranto, c’è il murale che mi ha colpito di più tra quelli che non fanno parte del progetto 167B: il ritratto di Vittorio Bodini con uno dei suoi versi scritto sull’intera facciata, “Un monaco rissoso vola tra gli alberi”. Il riferimento è a San Giuseppe da Copertino, il Santo dei Voli, usato da Bodini come metafora contro l’immobilismo culturale leccese. Lo trovate uscendo dalla città, su un palazzo a più piani: non potete sbagliarvi, lo vedete da lontano anche se non lo state cercando.
Da sapere per questa zona
- Carmelo BeneVia Basento, facciata di fronte a Via Adda
- Vittorio BodiniVia Taranto, in uscita dalla città verso San Pio
- ConsiglioCombinatela con la visita alla 167B: sono zone vicine e si percorrono nella stessa mezza giornata
Zona 03 · Un capitolo storico
Il muro di Blu:
una storia
che non c’è più
Blu · Ex Binario 68 · Cancellato nel febbraio 2026
Questo è un muro che non potete andare a vedere, e ve lo dico subito per non farvi perdere tempo. Lo racconto comunque, e ci tengo, perché è una delle storie più importanti della street art leccese, e perché non capita spesso di poter seguire un’opera dall’inizio alla fine: dalla sua nascita fino al giorno in cui qualcuno l’ha cancellata davvero.
Nel 2015 Blu, uno degli artisti italiani più conosciuti al mondo (il Guardian lo aveva inserito tra i dieci street artist più importanti del pianeta), ha dipinto l’intera facciata dell’ex centro sociale Binario 68, in via Dalmazio Birago, vicino a Porta Rudiae. Non avevo mai visto questa opera dal vivo, solo in foto, ma da quello che si capisce era uno dei suoi lavori più fitti: alfabeti di segni che si intrecciano, contorni neri, colori che richiamano la bandiera della pace. L’aveva donata allo spazio occupato, che nel frattempo era diventato un punto di riferimento culturale per chi a Lecce viveva la città in un certo modo.
Già nel 2016, dopo lo sgombero del centro sociale, una petizione dell’associazione Lecce Bene Comune aveva provato a far tutelare l’opera dal Comune, temendo che i lavori sull’edificio l’avrebbero cancellata prima o poi. Per quasi dieci anni il muro è rimasto lì, sempre più rovinato e sempre più a rischio: a febbraio 2026 è arrivata la cancellazione definitiva. L’immobile, venduto dopo lo sgombero, sta diventando una palazzina con negozi e appartamenti, e l’opera è sparita durante i lavori di ristrutturazione.
Su questa storia ho letto pareri opposti: c’è chi si è dispiaciuto per la perdita di un’opera di uno degli artisti più importanti al mondo, e chi invece pensa che un murale nato per uno spazio occupato non potesse davvero convivere con un palazzo destinato a negozi e b&b. Onestamente capisco entrambe le posizioni, e non mi sento di dare un giudizio netto senza averla vista con i miei occhi quando esisteva ancora. Quello che so per certo è che oggi, se andate in via Dalmazio Birago, non c’è più nulla: solo un cantiere. Ve la racconto comunque perché fa parte della storia di questa città, anche se non potete più toccarla con mano.


Da sapere su questa storia
- Dove eraVia Dalmazio Birago, ex centro sociale Binario 68, vicino Porta Rudiae
- Stato attualeCancellato a febbraio 2026, durante i lavori di trasformazione dell’edificio in negozi e appartamenti. Non è più visibile
- Non andateci appostaNon c’è più nulla da vedere sul posto: lascio questa zona fuori dal percorso vero e proprio della guida
Zona 04 · Litorale, fuori città
San Cataldo:
quello che non
ho visto di persona
Oltremare Summer Festival · 167B Street
Qui devo essere onesto fino in fondo: non sono mai stato a San Cataldo, e questa zona non rientra nel video che ho girato, che copre solo la città e non la provincia. Quello che scrivo viene da fonti esterne, non da un sopralluogo diretto, e ve lo segnalo perché possa fare la differenza nel decidere se andarci o meno.
Da quello che ho trovato, sul litorale di San Cataldo c’è una serie di murales legati al progetto Oltremare Summer Festival, fatto tra il 2017 e il 2018 con 167B Street come capofila. L’idea era la stessa che ha funzionato in città: usare l’arte per riattivare un’area che doveva essere riqualificata e che, sempre da quello che leggo, ha fatto fatica a decollare davvero. Non vi so dire se i murales sono ancora lì né in che stato si trovano. Se ci siete stati di recente, scrivetemi: questa è la parte della guida che vorrei aggiornare per prima con informazioni vere.
Da sapere per questa zona
- AttenzioneNon l’ho visitata di persona: le informazioni vengono da fonti esterne, non da esperienza diretta
- ProgettoOltremare Summer Festival, 2017-2018, organizzato con 167B Street come capofila
Festival e Progetti
South Italy Street Art
e i progetti della città
Prima ancora che la 167B diventasse quello che è oggi, a Lecce era già successo qualcosa di importante, e ve lo dico perché lo trovo poco raccontato in giro: nel gennaio 2009 è nato South Italy Street Art, un movimento pensato per mettere in contatto artisti italiani e internazionali, senza una sede fissa né regole rigide, cresciuto negli anni grazie a quelle che loro stessi chiamavano “contaminazioni” tra artisti diversi. È stato uno dei primi collettivi di questo tipo organizzati nel Sud Italia, e Chekos’art era già lì, anni prima di fondare 167/B Street. Se vi interessa la genealogia della scena leccese, parte da qui, non dal 2012.
Dal gennaio 2009
South Italy Street Art
Movimento nato per creare una piattaforma tra artisti italiani e internazionali del Sud Italia. Uno dei primi collettivi organizzati del genere in Italia, legato fin dagli inizi a Chekos’art.
Dal 2012 · Attivo
167/B Street
Il laboratorio di Chekos’art e Ania Kitlas che ha trasformato il quartiere Stadio. Oggi è un punto di riferimento internazionale per chi si occupa di rigenerazione urbana attraverso l’arte.
Dal 2017 · 18 murali
167 Art Project
Nato dalla collaborazione con la parrocchia San Giovanni Battista. L’edizione 2025, “La voce del silenzio”, ha portato a Lecce l’artista ucraino Sasha Korban, con uno scambio artistico parallelo nel quartiere Paradiso di Brindisi.



Lecce mi ha sorpreso, e lo dico senza retorica nonostante la conosca da sempre: i miei genitori sono di qui, ci sono venuto decine di volte da bambino e da adulto, ma non ero mai andato a cercare i suoi muri prima del 2025. Ero pronto a trovare poche opere isolate, e invece ho trovato un progetto vero, costruito in oltre dieci anni da due persone che ci vivono dentro tutti i giorni. Quello che colpisce della 167B non è il singolo murale, ma il fatto che il quartiere abbia smesso di essere raccontato solo per il processo di mafia degli anni Novanta.
La storia del muro di Blu, invece, mi ha lasciato un po’ più amaro: è il promemoria che anche le opere più importanti, firmate dai nomi più grandi, dipendono sempre da chi possiede il muro su cui sono dipinte. Lecce continua comunque a costruire, e quello che succede nella 167B oggi conta più di quello che è successo in via Dalmazio Birago ieri.
Questa è la prima guida su Lecce che scrivo per il sito. Conosco la città da una vita, per via delle origini dei miei genitori, ma l’ho girata con l’occhio dell’arte urbana solo nell’estate 2025: tenetelo presente leggendo. Le parti su San Cataldo vengono da fonti esterne, non da esperienza diretta: trattatele con questa consapevolezza. Se trovate qualcosa di diverso da quello che descrivo, o se siete stati a San Cataldo di recente, scrivetemi: aggiorno la guida volentieri.
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Non ho segnato apposta tutti i murales: bastano le zone indicate, andateci a piedi e gli altri li trovate da soli. Scoprirli camminando fa parte del divertimento.
