STREET ART A REGGIO EMILIA
Reggio Emilia non è una città che compare spesso nelle conversazioni sulla street art italiana. Eppure se conosci il Collettivo FX, sai già che qui è successa una cosa importante. Ci sono stato nel 2024 con le mie amiche di Travel on Art e ho capito che la città sta attraversando un momento di transizione: le Reggiane che cambiavano faccia, i muri che resistono in periferia, una scena locale che non si è mai fermata davvero. Questa guida racconta quello che ho visto.
Info rapide prima di partire
Tempo minimo
Mezza giornata per la città, una giornata intera se aggiungi la provincia
Come muoversi
Bici o a piedi per il centro e le Reggiane. Auto obbligatoria per provincia e appennino
Periodo migliore
Primavera e autunno per la città. Estate per l’appennino reggiano
Livello
Tutti, ma chi conosce il muralismo sociale troverà molti più livelli di lettura
Risorsa utile
reggianeurbangallery.it per orientarsi tra le opere delle ex Reggiane
Indice della guida
Reggio Emilia è una di quelle città che non si capisce subito. Non ha un quartiere-simbolo che tutti citano, non ha un festival che ha fatto il giro dei social, non ha un muro enorme che è diventato una cartolina. Quello che ha è qualcosa di più difficile da spiegare: una scena locale con radici vere, cresciuta in modo autonomo, legata al territorio in maniera quasi fisica.
Il nome che torna sempre, parlando di Reggio Emilia, è quello del Collettivo FX. Nato nel 2010 proprio qui, ha usato le strade della città e della provincia come laboratorio: non solo per fare arte, ma per raccontare storie che altrimenti non avrebbero trovato spazio. La tecnica dell’asta e del rullo, quella che li ha resi riconoscibili ovunque, è nata proprio alle ex Reggiane, dove i muri erano enormi e non c’erano cestelli o piattaforme, solo inventiva e spazio. Quel posto è stato una palestra tecnica e umana insieme.
Le ex Officine Meccaniche Reggiane sono il cuore di questa storia, e anche il punto più complicato da raccontare nel 2026. Per anni i capannoni abbandonati sono stati il posto in cui la scena cresceva: writers di tutta Italia venivano qui, le pareti si riempivano di pezzi enormi, si sperimentava. Era uno di quei luoghi rari in cui il degrado e l’arte si tenevano insieme in un equilibrio precario ma reale. Oggi quel posto non esiste più in quella forma. La riqualificazione è avanzata, i capannoni sono stati progressivamente chiusi, trasformati in tecnopoli e incubatori universitari. Non è necessariamente una cosa sbagliata: il quartiere Santa Croce ne ha guadagnato. Ma qualcosa si è perso, e vale la pena dirlo chiaramente.
Zona 01 · Ex Reggiane / Parco Innovazione
Le Reggiane:
quello che resta
Collettivo FX · Nemo’s · Bibbito · Gas · Rhiot · Caker · writing spontaneo
La prima volta che sono entrato nell’area delle ex Reggiane era un posto che non somigliava a niente di quello che avevo visto fino ad allora. Capannoni enormi, pareti coperte dal pavimento al soffitto, pezzi uno sopra l’altro accumulati in anni di presenza spontanea. Il Collettivo FX era di casa qui dal 2010, ma non erano i soli: Nemo’s, Bibbito, Gas, Rhiot, Caker, writers che venivano da fuori, persone che non avresti mai incontrato altrove. C’era anche altro, meno romantico: senzatetto che vivevano nei capannoni, un’emarginazione reale che coesisteva con l’arte in un modo che non sapevi bene come giudicare. Quello era il posto.
Nel 2024, quando ci sono tornato con le mie amiche di Travel on Art per girare insieme un video sul loro podcast “La città nella città”, la situazione era già molto diversa. I capannoni accessibili spontaneamente sono praticamente scomparsi. La riqualificazione ha trasformato l’area in un Parco Innovazione con tecnopoli, incubatori di startup, il polo universitario di Unimore. Il Capannone 18, la vecchia Caldareria, è diventato uno spazio eventi. I Capannoni 15 sono stati inaugurati a marzo 2024 dopo un restauro da 15 milioni di euro. Il Capannone 17, la “Cattedrale”, è in fase di riqualificazione con completamento previsto nel 2026. È rigenerazione urbana nel senso più letterale del termine: qualcosa nasce, qualcosa finisce.
Quello che rimane visibile, però, vale ancora la visita. Sul perimetro esterno dell’area, lungo la ferrovia e nel viale di accesso, sopravvivono murali che raccontano quella storia: pezzi del Collettivo FX, firme di writers che hanno usato questi muri come palestra per anni. Non è la stessa cosa di entrare nei capannoni, ma è comunque un modo per leggere quello che è successo. Per orientarsi tra le opere che esistevano all’interno, il sito reggianeurbangallery.it ha costruito una galleria virtuale: non è un sostituto, ma è onesto nel documentare quello che c’era.






Video · La città nella città
Il giro alle ex Reggiane fatto insieme a Travel on Art, mentre parlavamo del loro podcast sulla storia e la trasformazione di questo posto. Vale guardarlo prima di andarci: cambia il modo in cui leggi quello che vedi.
Da sapere per questa zona
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Come arrivare
Piazzale Europa, 1 – dietro la Stazione Centrale di Reggio Emilia. A piedi dalla stazione in meno di 5 minuti
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Accesso
I capannoni interni non sono visitabili liberamente. Le opere sul perimetro esterno e lungo la ferrovia sono visibili da strada, sempre
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Galleria virtuale
reggianeurbangallery.it raccoglie documentazione fotografica delle opere realizzate nei capannoni negli anni di presenza spontanea
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Visite guidate
Per il Tecnopolo (Capannone 19) e il Parco Innovazione (Capannone 18) è possibile prenotare visite scrivendo a info@parcoinnovazione.it e info@reinnova.it
Zona 02 · Centro storico e quartieri adiacenti
Gattaglio, via Gazzata
e il PalaBigi
Giulio Vesprini · James Kalinda · Neko · Psiko · Signora K · Tricky · Pietro Anceschi
Il centro storico di Reggio Emilia è pulito, curato, con quella sobrietà emiliana che non lascia molto spazio all’improvvisazione. Se cammini aspettandoti muri ovunque resti deluso. Ma se sai dove guardare, e soprattutto se esci dalla cerchia del centro verso i quartieri che gli stanno intorno, trovi una città che racconta storie precise attraverso l’arte pubblica.
Il quartiere Gattaglio si affaccia direttamente sul centro ma non lo è: ha una sua vita, i suoi spazi, le sue persone. È da qui che passa il ponte sul Crostolo che separa la città interna dalla periferia. In Piazza del Gattaglio c’è il centro sociale Gattaglio, e sui suoi muri esterni Giulio Vesprini ha realizzato un intervento di muralismo urbano contemporaneo. Non è street art nel senso underground del termine: è un’opera che parla al quartiere e delle sue persone, e quella differenza si sente.
In pieno centro storico, in via Gazzata, c’è un pezzo che non troverete spesso citato ma che vale fermarsi a guardare: “Tra Atena e Prometeo: la conoscenza”, realizzato il 29 maggio 2015 da James Kalinda, Neko, Psiko e Signora K. Quattro nomi della scena reggiana che hanno lavorato insieme su un’opera che sta benissimo nel contesto del centro storico, senza stonare e senza scendere a compromessi. È uno di quei muri che esistono da anni e continuano a dire qualcosa.
Su via Guasco ci sono i murales del PalaBigi dedicati a Kobe Bryant, firmati da Domenico Di Lucia (Tricky) e Pietro Anceschi (Stone) e inaugurati il 29 settembre 2022. Pochi sanno che Kobe ha vissuto a Reggio Emilia da bambino, nelle stagioni 1989-90 e 1990-91, quando suo padre Joe giocava nella prima squadra della Pallacanestro Reggiana. I cartelloni nel Largo Kobe e Gianna Bryant, a pochi passi dal palazzetto, raccontano quella storia per bene. Quei muri non sono decorazione: sono un pezzo di memoria locale che in molti non conoscono.





Da sapere per questa zona
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Quartiere Gattaglio
Centro Sociale Gattaglio, Piazza del Gattaglio. Murale di Giulio Vesprini sui muri esterni. Raggiungibile a piedi dal centro in circa 10 minuti attraversando il ponte sul Crostolo
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Via Gazzata — centro storico
James Kalinda, Neko, Psiko, Signora K, “Tra Atena e Prometeo: la conoscenza”, 29 maggio 2015. Zona Sant’Agostino, visibile sempre
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PalaBigi — Via Guasco
Domenico Di Lucia (Tricky) e Pietro Anceschi (Stone), “The Black Mamba”, inaugurato 29 settembre 2022. A pochi passi il Largo Kobe e Gianna Bryant con mostra fotografica permanente en plein air
Zona 03 · Periferia nord
Tondo, Crocetta,
Mancasale
Collettivo FX · Castagnetti · Hang · PsikoPlanet · Gola Hundun · Kenor · Zosen Bandido · Pietro Anceschi · Guerrilla Spam
La periferia nord di Reggio Emilia è quella parte della città che non finisce nei depliant turistici. Quartieri residenziali, palazzine popolari, strade che non hanno niente di pittoresco. È esattamente il tipo di posto in cui l’arte urbana con radici vere di solito finisce per lavorare, e Reggio non fa eccezione.
Nel quartiere Tondo, zona semi-periferica nord racchiusa tra due tratte ferroviarie, ci sono due posti che vale conoscere. Il primo è LabAQ16, in Via Fratelli Manfredi 14: dal 1997 una comunità in lotta e in movimento, uno spazio con una storia lunghissima legata all’arte urbana reggiana. Non è un museo, non è un centro culturale istituzionale. È uno di quei posti in cui l’arte e la comunità non si sono mai separate. Nel 2026 la situazione legale è diventata complicata: il Comune ha confermato l’assenza di autorizzazioni formali e Fratelli d’Italia ha spinto per lo sgombero. Non so come si sia evoluta la vicenda mentre leggete questa guida: verificate prima di andarci. Il secondo posto è via Copernico, dove sui muri della rotonda vicino alla sede dell’agenzia web Scriptum ci sono opere finanziate e seguite direttamente da loro. Per i nomi degli artisti vi rimando al mio video: li racconto mentre giro.
Poco distante, in via Bligny 52, il Collettivo FX ha dipinto “Il Pistelli e la macchina del futuro”, un murale in bianco e nero dedicato a un partigiano reggiano. Una figura che aziona meccanismi e leve per spostare il futuro. È del 2013 e nonostante il tempo è ancora in ottimo stato: il muro perfetto per capire lo stile del Collettivo se non lo conoscete ancora.
Nel quartiere Crocetta, raggiungibile in autobus dal centro in meno di dieci minuti, si trovano due dei murali più grandi della città. Il primo è sulla Biblioteca San Pellegrino: un’opera di Castagnetti e Hang con animali che portano libri sulla testa, un messaggio sull’integrazione e la cultura. Il secondo è sui muri esterni della Palestra Dalla Chiesa: si intitola “Ubuntu” ed è stato realizzato per celebrare il centenario della nascita di Nelson Mandela.
A Mancasale, in via Selo 4, c’è un murale collettivo firmato da Gola Hundun, Kenor e Zosen Bandido: tre nomi internazionali che da soli giustificano una deviazione. Sempre a Mancasale, lungo la ciclabile per la stazione AV Mediopadana, c’è “2 agosto 1980” di PsikoPlanet, realizzato nel 2020 per il quarantesimo anniversario della strage di Bologna. Fa parte del progetto “Lost and Found 1980-2020”, che ha portato murali dedicati alle vittime in ogni provincia dell’Emilia-Romagna. È uno di quei pezzi in cui l’arte pubblica porta un peso specifico reale, non decorativo.
Vale anche cercare Casa Bettola, la casa cantoniera autogestita decorata da Pietro Anceschi e Guerrilla Spam: il primo ha dipinto l’unica superstite dell’eccidio della Bettola del 1944, il secondo ha portato figure della Resistenza reggiana. È fuori dai circuiti abituali, ma è uno dei posti in cui si capisce meglio perché a Reggio la memoria partigiana e l’arte pubblica continuano a parlare la stessa lingua.






Da sapere per questa zona
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LabAQ16 — quartiere Tondo
Via Fratelli Manfredi 14. Comunità attiva dal 1997. Nel 2026 la situazione legale è in evoluzione: verificate lo stato prima di andarci
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Via Copernico — quartiere Tondo
Muri sulla rotonda vicino alla sede di Scriptum. I nomi degli artisti sono nel video sulla guida
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Via Bligny 52
Collettivo FX, “Il Pistelli e la macchina del futuro”, 2013. Raggiungibile a piedi dalle Reggiane in pochi minuti
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Biblioteca San Pellegrino e Palestra Dalla Chiesa — Crocetta
Quartiere Crocetta, raggiungibile in autobus dal centro in meno di 10 minuti. Castagnetti e Hang sulla biblioteca, “Ubuntu” sulla palestra. Entrambi visibili da strada
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Via Candelù 4 — Mancasale
PsikoPlanet, “2 agosto 1980”, 2020. Facciata della palazzina della cooperativa di Mancasale e Coviolo. Raggiungibile anche in bici seguendo la ciclabile per la stazione AV Mediopadana
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Casa Bettola
Pietro Anceschi e Guerrilla Spam. Indirizzo non verificato da fonte certa: cercate “Casa Bettola Reggio Emilia” su Google Maps prima di partire
Zona 04 · Fuori Reggio
Provincia e appennino:
muri tra i campi
Alice Pasquini · Zio Ziegler · Hendrik Beikirch · Collettivo FX · Seacreative · Nemo’s · Astro Naut · Julieta XLF · Signora K
La cosa più originale della street art reggiana non sta in città. Sta fuori: in un’azienda metalmeccanica in mezzo alla pianura, in un circolo di paese, in borghi di montagna dove non ti aspetteresti di trovare niente del genere. Questa è la parte della guida che richiede l’auto, ma è anche quella che ti dà qualcosa che non trovi altrove. Presta massima attenzione: molti di questi muri oramai saranno spariti!
La prima tappa obbligata è a Campegine, in via Kennedy, sui muri esterni dell’azienda Snatt Logistica. Qui ci sono due opere enormi di Zio Ziegler, artista statunitense tra i più riconoscibili della scena internazionale: “Metamorphosis” e “Invention of Time”. Sulla stessa facciata c’è un’opera di Alice Pasquini, “When Your Outside’s In”, e un pezzo di Hendrik Beikirch. Non so come spiegarvi cosa significa trovare quattro nomi di questo livello su un capannone industriale in provincia di Reggio Emilia, ma è esattamente quello che c’è. Non l’ho visitato di persona in questa ultima visita del 2024, ma era in ottimo stato durante la mia visita precedente: se ci andate, scrivetemi. (Questi dovrebbero esserci)
A Montecavolo, frazione di Quattro Castella, la ditta Parini S.r.l. in via Palmiro Togliatti 52/A ha affidato i suoi muri a Nemo’s, Collettivo FX e Nulo. Il risultato si intitola “Restore our Art”: montagne di rifiuti trasportate da una cicogna, dati in cifre inseriti nel murale, un pezzo di denuncia ecologica che non usa metafore leggere. Preferibilmente da visitare durante la settimana, quando il cancello è aperto e si riesce a vedere bene l’opera dall’interno. (Ancora presente, ma difficilissimo da vedere).
La storia più interessante però è quella dell’appennino reggiano, e in particolare dei borghi di Vedriano e Trinità di Canossa. Nel 2014 il Collettivo FX e l’associazione Whats hanno organizzato la Sagra della Street Art: un evento che ha portato artisti come Seacreative, Astro Naut, Julieta XLF, Signora K, Gola Hundun e decine di altri a lavorare su stalle, fienili, caseifici, case private, cisterne. Non su muri di una città, ma sul paesaggio vero di questi luoghi. A Vedriano si trovano un’opera di Julieta XLF, un grande muro del Collettivo FX con James Kalinda, e un casello dismesso del Parmigiano Reggiano completamente dipinto all’interno. A Trinità c’è un muro di Astro Naut sul muro esterno della scuola in via Trinità 37. Non è facilissimo orientarsi: le indicazioni sul web sono scarse, e alcune opere potrebbero non essere più nelle stesse condizioni di allora. Se avete intenzione di andarci, vale contattare prima il Collettivo FX direttamente per avere aggiornamenti. (Molti di questi muri sono oramai scoloriti o spariti)
A Cavriago, al Circolo Kessel, si trovano muri interni ed esterni realizzati in occasione del Sofàr Festival del 2016: Nemo’s, Mister Dada e Astro Naut. È un circolo ancora attivo, quindi conviene verificare gli orari prima di presentarsi. (Edificio potrebbe essere stato abbattuto)
Da sapere per questa zona
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Snatt Logistica, Campegine
Via Kennedy, Campegine (RE). Alice Pasquini, Zio Ziegler, Hendrik Beikirch. Visibile da strada, facciata esterna. Auto obbligatoria, circa 15 minuti da Reggio centro
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Parini S.r.l., Montecavolo
Via Palmiro Togliatti 52/A, Montecavolo (RE). Nemo’s, Collettivo FX, Nulo. Preferibilmente in settimana quando il cancello è aperto. Circa 20 minuti da Reggio
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Vedriano e Trinità di Canossa
Borghi dell’appennino reggiano, circa 40 minuti da Reggio. Orientarsi è difficile: le indicazioni online sono incomplete. Contattate il Collettivo FX prima di partire per aggiornamenti sullo stato delle opere
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Circolo Kessel, Cavriago
Cavriago (RE), circa 10 minuti da Reggio. Muri interni ed esterni con Nemo’s, Mister Dada, Astro Naut dal Sofàr Festival 2016. Verificare orari di apertura prima di andare
Figura chiave
Collettivo FX:
la scena che viene da qui
Dal 2010 · Reggio Emilia
Le origini
Nasce nel 2010 tra le vie di Reggio Emilia e provincia. I primi anni alle ex Reggiane, dove i muri enormi e l’assenza di attrezzature hanno fatto nascere la tecnica dell’asta e del rullo: dipingere grande senza cestelli, con quello che c’era.
Stile · Riconoscibile
Il bianco e nero
Il tratto distintivo è il bianco e nero: figure che raccontano storie di comunità, di emarginazione, di terra. Non muralismo decorativo: ogni opera nasce da un ascolto reale del contesto in cui viene realizzata.
Dal 2014 · Appennino
La Sagra della Street Art
Con l’associazione Whats hanno portato artisti internazionali nei borghi dell’appennino reggiano: Vedriano, Trinità, Selva, Vedriano. Stalle, fienili, caseifici dipinti da Seacreative, Nemo’s, Astro Naut e molti altri.
Dal 2020 · Urbaner
Arte pubblica istituzionale
Simone Ferrarini, membro fondatore, entra nel progetto regionale Urbaner con l’Istituto Beni Culturali. Il Collettivo continua a lavorare anche fuori dall’Italia: Gerusalemme, Ramallah, Barcellona, Tunisi, Londra, Almaty.
Video · Reggio Emilia street art
Il mio giro per i muri di Reggio Emilia: dalle Reggiane al centro, passando per i quartieri periferici. Il modo più veloce per farsi un’idea prima di partire.
Reggio Emilia non è una città che si visita per la street art e basta. È una città in cui la street art racconta qualcosa di più ampio: una storia operaia, una memoria partigiana, una scena artistica che ha deciso di lavorare nel territorio invece di andarsene. Questo la rende diversa da tante altre città italiane in cui l’arte urbana è arrivata dall’esterno, portata da festival o da commissioni, senza radici vere.
Quello che mi ha colpito di più, tornandoci nel 2024, è che questa caratteristica regge ancora. La scena locale esiste, continua a produrre, continua a fare cose come Muri Liberi, il progetto del 2025 che ha messo insieme artisti come Simone Ferrarini, Andrea Scazza e Youness Nazli per portare nuovi murali negli spazi pubblici della città, con workshop e trekking urbani. Non è glamour, non fa notizia fuori dai confini regionali, ma è il tipo di lavoro che tiene viva una scena nel tempo.
La perdita delle Reggiane come spazio libero è reale, e non vale minimizzarla. Ma quello che è rimasto, tra i muri del centro, della periferia e dell’appennino, è ancora abbastanza per capire perché questo posto ha contato. E conta ancora.
Questa guida nasce da visite in anni diversi, l’ultima nel 2024. Alcune opere in provincia, in particolare nell’appennino, non le ho riviste di recente: potrebbero essere cambiate. Le Reggiane sono in continua trasformazione e quello che descrivo potrebbe non corrispondere esattamente a quello che trovate. Se notate qualcosa di diverso, scrivetemi: aggiornare queste guide è un lavoro collettivo.
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