5 Pointz: storia, demolizione e la causa legale che ha cambiato tutto

5 Pointz è stato uno dei luoghi simbolo del writing americano e mondiale. Un edificio enorme ricoperto da strati e strati di opere, una mecca per chiunque amasse la cultura dell’aerosol art.

Oggi 5 Pointz non esiste più. È stato demolito. Ma quello che è successo intorno alla sua demolizione ha lasciato un segno molto più duraturo dei muri che sono stati cancellati.

5 Pointz, un po’ di storia

[Quando si parla di 5 Pointz si fa riferimento a un complesso di dodici edifici industriali che si trovava a Long Island City, nel Queens, New York, costruito nel 1892 come sede della Neptune Meter Company, una fabbrica di contatori d’acqua. La superficie totale era di circa 20.000 metri quadrati.

Ci sono voluti quasi cento anni prima che quello spazio diventasse qualcosa di diverso. Negli anni ’70 uno sviluppatore immobiliare, Gerald Wolkoff, acquista la proprietà e dopo diversi tentativi decide di affittare gli spazi interni ad artisti emergenti.

Negli anni ’90, con la nuova ondata di writer a New York, le mura esterne e interne della ex fabbrica iniziano a riempirsi di opere. Nasce così la “Phun Phactory”, che nel tempo verrà ribattezzata 5 Pointz.

Perché si chiama 5 Pointz

I nomi ufficiali del complesso sono stati due: 5 Pointz: The Institute of Higher Burnin’ e 5 Pointz Aerosol Art Center.

Il nome è simbolico: vuole trasmettere l’idea che in quel luogo i cinque distretti di New York confluissero, si incontrassero e parlassero tra loro attraverso l’arte.

A rinominare l’edificio è stato il writer Meres One, nome vero Jonathan Cohen, che per anni ha ricoperto il ruolo di vero e proprio curatore dei muri, selezionando gli artisti e le opere con l’obiettivo di trasformare la fabbrica in un museo a cielo aperto. La corte, nella sentenza del 2018, lo ha riconosciuto esplicitamente come “distinguished aerosol artist” e ha confermato che il suo ruolo di curatore aveva un valore artistico e culturale reale.

Come arrivano i graffiti a 5 Pointz: la Phun Phactory

Wolkoff aveva inizialmente affittato gli spazi a società legate all’industria musicale. Poi, agli inizi degli anni ’90, viene contattato da Pat DiLillo, un attivista anti-graffiti il cui obiettivo era ridurre il numero di scritte nelle strade di New York. Dopo diversi tentativi falliti, DiLillo aveva avuto un’idea che ancora oggi viene usata in molte città: mettere a disposizione uno spazio legale per ridurre il bombing selvaggio nelle strade.

Nel 1993 nasce così la Phun Phactory. Non era comunque facile lavorare sui muri: oltre a richiedere il permesso durante i meeting settimanali, bisognava dimostrare di avere le qualità per ricevere uno spazio e rispettare una serie di regole precise. Tra queste: nessun simbolo o sigla di bande, e il divieto assoluto di taggare nei quartieri limitrofi. Chi violava queste regole veniva escluso e la propria opera veniva cancellata.

Cosa è successo a 5 Pointz

Nel 2013 Wolkoff annuncia la demolizione del complesso per fare spazio a un blocco residenziale di lusso. Gli artisti cercano di fermarlo con un’azione legale immediata, ma il tentativo fallisce.

Quello che succede dopo è il gesto che definisce tutta la vicenda: in una notte, senza alcun preavviso, Wolkoff fa imbiancare tutti i muri. Non aveva ancora i permessi di demolizione quando lo ha fatto. L’imbiancatura notturna era un atto preventivo per eliminare qualsiasi possibilità che le opere venissero considerate arte da preservare. La demolizione degli edifici è avvenuta nel 2014.

Il giudice Frederic Block, nella sua sentenza, ha definito quell’imbiancatura notturna un atto di “pura vendetta per l’audacia dei querelanti di aver cercato di proteggere la loro arte”.

La causa legale: una sentenza storica per tutto il writing

Gli artisti hanno fatto causa a Wolkoff invocando il VARA, il Visual Artists Rights Act, una legge federale del 1990 che riconosce agli artisti visivi i cosiddetti “diritti morali” sulla propria opera e vieta modifiche che possano danneggiare la loro reputazione.

Nel novembre 2017 la giuria vota unanimemente a favore degli artisti. Nel febbraio 2018 il giudice Block stabilisce i danni: 150.000 dollari per ognuna delle 45 opere distrutte, per un totale di 6,75 milioni di dollari in favore di 21 artisti. Il massimo consentito dalla legge.

È stata la prima volta nella storia che artisti di writing hanno vinto una causa VARA. Un precedente che nessuno aveva mai stabilito prima, e che ha cambiato il modo in cui il diritto americano guarda all’arte urbana.

Wolkoff ha fatto appello. La corte d’appello ha confermato il verdetto nel 2020. Ha poi tentato il ricorso alla Corte Suprema degli Stati Uniti, che nel 2021 si è rifiutata di esaminare il caso, rendendo la sentenza definitiva e il pagamento obbligatorio. Wolkoff è morto nel luglio 2021, ma la sua società immobiliare è rimasta responsabile del pagamento.

Al posto di 5 Pointz oggi ci sono due torri residenziali di lusso. Lo spazio è stato gentrificato nel modo più diretto possibile: demolito e ricostruito per chi può permetterselo.

Ma la sentenza rimane. E il fatto che 21 writer abbiano vinto in tribunale contro uno dei più grandi sviluppatori immobiliari di New York, citando i propri diritti di artisti, è una delle cose più importanti che siano mai successe nella storia legale del writing.

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5Pointz Imbiancando – picture by Duncan c


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