5pointz: uno dei luoghi simbolo del writing - disagian

5pointz: uno dei luoghi simbolo del writing

Graffiti Writing
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6 Febbraio 2022

5 Pointz è stato uno dei luoghi simbolo del writing americano e mondiale: un immenso edificio ricoperto da strati e strati di graffiti (anche se sarebbe sempre meglio dire writing o lettering).

Non è raro sentir dire che 5 Pointz era una mecca per gli appassionati di graffiti writing.

Oggi 5Pointz non esiste più, è stato demolito, e non sono mancate le polemiche riguardo questa decisione, ma il suo ricordo è ancora molto forte in tantissimi writer.

5 Pointz, un po’ di storia

Quando si parla di 5 Pointz, si fa riferimento ad un edificio che si trovava a Long Island City, nel Queens (New York) inaugurato nel 1892 e che ospitava originariamente una fabbrica di contatori d’acqua, la Neptune Meter.

Nel totale parliamo di dodici edifici industriali che ricoprivano una superficie di circa 20000 metri quadrati, una zona enorme.

Ci sono voluti quasi 100 anni prima di poter vedere la trasformazione dell’azienda da fabbricato spento e rumoroso, a spazio artistico e libero: negli anni 70 uno sviluppatore, Jerry Wolkoff, acquista la proprietà e successivamente, dopo diversi tentativi, decide di affittare gli spazi al suo interno ad artisti emergenti. Una scelta assolutamente azzeccata.

Negli anni ’90, con l’esplosione della nuova ondata di writer a New York, le mura esterne ed interne della ex fabbrica iniziano a colorarsi e riempirsi di vere e proprie opere d’arte: nasce così la “Fun Factory”, che successivamente verrà ribattezzata 5 Pointz.

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5Pointz Picture by David Shankbone

Perchè si chiama 5 Pointz

C’è da fare una precisazione, sono due i nomi reali, completi, che sono stati attribuiti a questa zona: il primo è 5 Pointz: the institute of higher burin, ed il secondo è 5Pointz Aerosol Art Center.

Il nome 5 Pointz è simbolico, vuole trasmettere alle persone l’importanza e la sacralità del luogo per i newyorkesi: un luogo dove i cinque distretti di New York confluiscono, si incontrano, parlano tra di loro e danno vita ad arte.

Fu il writer Meres One (Jonathan Cohen) a rinominare l’edificio 5 Pointz: visionario della scena, per anni ha ricoperto il ruolo vero e proprio di curatore dei muri con l’idea di trasformare la fabbrica in un museo a cielo aperto.

5Pointz-Tag-Wall

Come arrivano i graffiti a 5 Pointz: la Phun Pactory

Wolkoff, neo proprietario del gigantesco complesso, inizialmente affitta lo spazio a diverse società che si occupavano di produzione di materiali legati all’industria del suono.

Dopo circa una ventina d’anni, proprio agli inizi degli anni 90, Wolkoff viene contattato per trasformare i muri della vecchia fabbrica in uno spazio dedicato ai graffiti writing, un luogo dove i writer avrebbero potuto lavorare senza alcun problema, alla luce del sole.

Dietro questa idea c’è Pat DiLillo, un attivista anti-graffiti il cui obiettivo principale era quello di ripulire le strade di New York oramai devastate dai writer. Dopo aver provato diverse iniziative, ed aver sempre fallito, DiLillo ha un’idea che ancora oggi viene utilizzata: ridurre il numero di lettering in giro per le strade rendendo disponibile uno spazio libero dove poter sfogare la propria voglia di dipingere.

Nel 1993 nacque così la Phun Phactory. Non era comunque facile scrivere sui muri della fabbrica: oltre a dover richiedere il permesso durante uno dei meeting settimanali bisognava dimostrare di avere le qualità per ricevere un muro e soprattutto bisognava seguire una serie di regole studiate ad hoc da DiLillo.

Tra queste regole, per esempio, c’era l’obbligo di non utilizzare simboli o sigle di bande, oppure il divieto di scrivere la propria tag nei quartieri limitrofi alla Phun Phactory: chiunque avesse taggato o creato un lettering al di fuori della fabbrica, avrebbe visto chiudersi la porta di ingresso e soprattutto cancellata la propria opera al suo interno.

Che cosa è successo a 5 Pointz oggi

Oggi 5 Pointz non esiste più: è stato totalmente demolito per dare spazio ad una serie di alloggi residenziali, parcheggi, spazi commerciali, parchi…. insomma, lo spazio è stato gentrificato.

Chiaramente questa cosa non è passata inosservata, ma anzi, la notizia è stata ripresa da praticamente tutti i media nazionali americani anche per la causa intentata e vinta da diversi writer.

Wolkoff infatti, senza grandi preavvisi, nel 2013 ottiene i permessi per demolire tutto e far partire i lavori per la costruzione dei nuovi edifici: alla richiesta di spiegazioni da parte dei writer, il proprietario risponde semplicemente dicendo che quando aveva dato l’ok per l’utilizzo dei muri come tele per l’arte urbana, aveva specificato si trattasse di una cosa temporanea.

Il gesto forse peggiore da parte del proprietario è stato quello di dare inizio, durante una notte, all’imbiancatura dei muri così da eliminare qualsiasi possibilità di considerare arte da preservare ciò che era presente sui muri di 5 Pointz: se da un lato questo gli ha permesso di procedere con la demolizione, dall’altro è gli costato una causa (persa) da circa 7 milioni di dollari.

5Pointz-Imbiancando-picture-by-Duncan-c
5Pointz Imbiancando – picture by Duncan c
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MIlano

Ciao sono Gianluigi, ma la gente persiste nel chiamarmi Gianluca. Ho sempre viaggiato con l'obiettivo di farlo per passione e non per lavoro. Mi muovo alla ricerca di street art e bevo caffè e birrette nelle zone più urban delle città. Ho qualche match su Tinder, odio le candele e non credo negli ombrelli.

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