Okuda e la street art dai mille colori | disagian

Okuda e la street art dai mille colori

Street Art
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25 Marzo 2020
Tempo di lettura 4 minuti

Okuda San Miguel è uno street artist spagnolo, nato e cresciuto a Santander, oggi considerato tra gli esponenti più importanti di questo movimento artistico. Il suo stile caratterizzato da forme geometriche e dai colori sgargianti viene definito oggi Pop Surrealismo; apprezzata da un ampio pubblico grazie anche al forte impatto visivo, la sua arte ha permesso ad Okuda di differenziarsi nella scena e di ricevere richieste di lavori commissionati in ogni parte del mondo.

Okuda: la sua storia

Oscar San Miguel Erice è nato a Santader, in Cantabria, nel 1980. Questa zona della Spagna non è storicamente famosa per la graffiti scene: Okuda infatti cresce senza grandi influenze street. Si approccia al mondo del graffiti writing autonomamente, spinto dalla curiosità di imparare qualcosa di nuovo e soprattutto dalla voglia di infrangere le regole.

I suoi primi graffiti sono semplici lettering in fabbriche abbandonate poco fuori dal centro di Santander: il modo migliore per poter affinare il proprio stile era dipingere in tranquillità, in luoghi dimenticati, piccoli paradisi tra tanta spazzatura.

Okuda-San-Miguel---Street-Art

Crescendo, nel 1997 passa ai muri, ai treni ed ai mezzi pubblici, ma nel contempo sviluppa un forte interesse verso altre forme artistiche: laureatosi in Belle Arti a Madrid sente una grande attrazione per il surrealismo ed inizia quindi a produrre le sue prime sculture caratterizzate da forme geometriche nette e scale di grigi.

Il colore è l’ultimo ingrediente: dopo averlo mescolato con il surrealismo delle sue sculture ed il suo background da graffiti writer, Okuda riesce a spaccare prepotentemente la scena artistica contemporanea diventando forse l’artista spagnolo più seguito e conosciuto.

Underdogs Gallery presenta: OKUDA

Perchè Okuda

Molto spesso dietro gli pseudonimi degli artisti ci sono significati profondi, ma per Okuda la storia è molto semplice: si tratta di un nome apparso all’interno dei titoli di coda di un videogame a cui, da ragazzini, giocava spesso il fratello. Oscar, non sa bene per quale motivo, ha associato il suo nome Oscar ad Okuda creando un collegamento personale che lo ha portato ad utilizzare tale pseudonimo come nome d’arte.

Evoluzione dello stile ed influenze

Lo stile di Okuda oggi si può classificare come un Pop Surrealismo dove le radici urbane si percepiscono in maniera netta.

Nelle sue opere l’artista spagnolo affronta temi importanti come l’esistenza, l’identità, la libertà, il significato della vita ed il multiculturalismo, utilizzando allegorie, metafore, iconografie ed i colori.

Il suo stile evolve negli anni, migliora e si perfeziona, portandolo ad utilizzare le geometrie tipiche del surrealismo per rappresentare oggetti, animali e persone.

Okuda è un’artista eccentrico anche grazie al suo grande interesse per tutte le forme artistiche: le geometrie di Picasso, il Pop di Warhol, l’eleganza di Magritte, la molteplicità di El Bosco, ma anche musica, cinema e soprattutto nightlife.

Okuda---Kaos-Temple
Okuda – Kaos Temple

Kaos Temple: la mecca degli skater

Il progetto che ha permesso ad Okuda di affacciarsi per la prima volta nel mondo dei grandi è Kaos Temple, una vecchia chiesa abbandonata a Llanera (Asturias), trasformata nella mecca degli skater.

Kaos Temple è probabilmente da considerarsi uno dei capolavori della street art degli ultimi 5 anni: un ex luogo di culto trasformato in un luogo di divertimento dove arte, forme, colori e rumori si fondono è qualcosa di unico.

Okuda, dopo aver visto la foto in prospettiva dell’interno della chiesa, aveva già chiaro cosa fare: dopo aver portato il progetto in Red Bull ed ottenuto parte della sponsorizzazione, ha coinvolto altri brand e con un crowfunding è riuscito a realizzare ciò che ha definito essere la sua “Cappella Sistina”.

Okuda---11-Miraggi-alla-libertà
Okuda – Marocco

11 Mirages to the Freedom

A Youssoufia in Marocco si trova un’altra chiesa super colorata opera di Okuda. In questo caso dietro al suo lavoro non si cela un brand commerciale, bensì un progetto patrocinato dal Britsh Council.

11 Mirages to the Freedom è come sempre una specifica ricerca da parte dell’artista che vuole portare l’osservatore a domandarsi sulla contraddizione tra la libertà e l’oppressione.

Le 11 facciate dipinte da Okuda rappresentano ognuna un volto differente: metà animale e metà uomini. Ogni animale è scelto con cura, simbolo di libertà o di forza, ma soprattutto legato alla tradizione islamica. In contrapposizione, i volti simbolo della modernità, rappresentano l’oppressione grazie anche all’inserimento perfetto delle finestre sbarrate nel contesto.

Okuda---Falla-del-Ayundamento-in-Valencia
Okuda – Falla del Ayuntamento

La falla di Valencia

Un progetto degno di nota di Okuda è sicuramente la Falla del Ayuntamento del 2018: per la prima volta un artista collegato al concetto di street art viene scelto per preparare il simbolo più importante della città.

Equilibri Universal era (perchè come da tradizione è stata bruciata) una Falla alta circa 25 metri e rappresenta una delle installazioni tridimensionali più grandi dell’artista.

Okuda---I-colori-dello-street-artis

Okuda in Italia

Sono diversi i muri e gli edifici su cui Okuda ha messo mano in Italia e questo per noi non può che essere positivo!

Nel 2015 Okuda approda in Italia con la sua prima grande opera a Catania: partecipa al progetto Street Art Silos, operazione culturale per migliorare e rigenerare lo skyline della città

Okuda---Italia---Vicenza
Okuda – Arcugnano

Nel 2016 Okuda ha lavorato a Vicenza, nella scuola materna di Arcugnano, dipingendo cinque delle sue facciate

Okuda---Italia---Aquila
Okuda – Aielli

Nel 2019 invece è stata la volta di Aquila, precisamente del borgo medioevale di Aielli: pensare di ritrovare colori e forme del genere in un contesto così diverso è spettacolare.

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MIlano

Ciao sono Gianluigi, ma la gente persiste nel chiamarmi Gianluca. Ho sempre viaggiato con l'obiettivo di farlo per passione e non per lavoro. Mi muovo alla ricerca di street art e bevo caffè e birrette nelle zone più urban delle città. Ho qualche match su Tinder, odio le candele e non credo negli ombrelli.

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