Pixação (pichação): i “graffiti brasiliani”

I pixação vengono spesso descritti come “i graffiti brasiliani”, ma si tratta di un errore grave. Sono una cosa totalmente diversa, e confonderli con il graffiti writing significa non capire né l’uno né l’altro.

Queste scritte sono effimere: prima o poi spariscono, e i loro autori lo sanno benissimo. Eppure le città brasiliane continuano ad essere tappezzate da pixos. Perché? Prima di rispondere voglio condividere una frase che mi ha colpito quando ho iniziato a studiare questo movimento:

“Che società stiamo diventando se l’unico modo che i giovani hanno per esprimere il proprio disagio è la distruzione?”

Troverai la seconda frase che mi ha cambiato la prospettiva alla fine dell’articolo.

Cosa significa pixação e da dove viene questa parola

La parola pixação deriva dal portoghese “piche”, che indica la pece e il catrame. Pixação, storicamente, indicava l’azione di scrivere con la pece.

Nel tempo la parola si è evoluta insieme al movimento, è entrata nello slang urbano e si è trasformata nella forma più breve e diretta: pixo.

Da pixação derivano quindi due parole fondamentali per capire questo mondo:

Pixador è il nome di chi fa pixos.
Pixar è il verbo che indica l’atto di andare a creare dei pixo.

Pixação: storia e origini del movimento

Trattandosi di un movimento nato in Brasile e diffuso principalmente tra i ceti più poveri, le testimonianze scritte sono pochissime. Tutto si tramanda a voce, di persona in persona.

Le prime scritte a comparire sui muri delle città brasiliane sono quelle politiche contro la dittatura militare: “NO DITADURA” e “ABAIXO DITADURA”. Erano gli anni ’60. In quel periodo non si parlava ancora di pixos, nessuno immaginava che tutto ciò si sarebbe trasformato in un movimento: l’importante era far sentire la propria voce, e il modo più diretto era scriverla sui muri, senza curarsi di stile o estetica.

Caduta la dittatura, le scritte iniziano a sparire. São Paulo vive quello che i pixadores stessi descrivono come il periodo dei “pixos poetici”: le scritte si trasformano in poesie dedicate al periodo post-dittatura, quando il futuro sembrava magnifico. Anche queste però scompaiono in fretta.

Poi, negli anni ’80, dal nulla, iniziano ad apparire i primi pixos sugli edifici delle periferie. Come è possibile?

La risposta ha un nome preciso: “Cão Fila k26”. Si trattava di una pubblicità illegale sui muri degli edifici, messa lì da un uomo per segnalare che vendeva cani di razza brasiliana Cão Fila al chilometro 26 della Estrada do Alvarenga. Non era arte, non era protesta: era un annuncio. Ma quella scritta ripetuta ossessivamente per tutta São Paulo è diventata il “precursore involontario” del movimento pixação, ispirando i primi pixadores a fare lo stesso con il proprio nome.

Pixacao-Brasile

I primi pixadores

I nomi che il movimento ricorda come fondatori sono tre: Juneca, Pessoinha e Bilão.

Juneca e Pessoinha hanno raccontato di aver cominciato insieme, per puro divertimento: ispirati dal “Cão Fila”, iniziarono a scrivere i loro nomi “Juneca Pessoinha” sui muri della città. Continuarono per anni, fino al 1987, quando Pessoinha viene chiamato alla leva militare e Juneca inizia un breve percorso con Bilão che durerà solo un anno.

Nel 1988 sulla rivista Veja São Paulo appare un reportage in cui Juneca rivela per la prima volta nome e cognome (aveva 22 anni) e annuncia il ritiro dalla scena pixação per dedicarsi al graffiti writing, movimento che in quegli anni stava arrivando anche in Brasile.

La scelta di Juneca e Pessoinha è ancora oggi vista negativamente da molti pixadores, soprattutto dopo che i due sono stati riconosciuti come artisti veri e propri, con tanto di esposizioni. La fama e il denaro non sono obiettivi del movimento: chi “ce la fa” è considerato un traditore.

Le figure successive che hanno fatto storia sono state Thentho, Xuim e Di. Questi tre nomi sono stati fondamentali per l’evoluzione del pixação perché sono stati i primi a vedere questa pratica come una vera e propria sfida: una gara continua a scrivere di più, a fare il pixo più grande, più in alto, il più vicino possibile al centro città.

Di è considerato il master assoluto del movimento: si racconta che nessuno sia ancora riuscito ad eguagliare il numero di pixos di questo pixador.

Le influenze musicali e politiche

Dalla fine degli anni ’80 i pixos iniziano a cambiare. Le lettere si personalizzano, variano da pixador a pixador, ma l’influenza principale viene da una sola cosa: la musica.

In quegli anni in Brasile si diffondono pesantemente l’heavy metal, il punk rock e l’hardcore. I pixadores iniziano a prendere ispirazione dai loghi delle copertine degli album delle band più importanti per modificare le proprie lettere.

Vale la pena fermarsi un secondo su questa cosa, perché è una delle catene più affascinanti della storia visiva umana. Quelle band avevano tratto ispirazione dalle iscrizioni rupestri sulle rovine anglosassoni, dai primi alfabeti europei medievali. Quei caratteri sono arrivati in Brasile attraverso la musica, e i pixadores se li sono appropriati per creare qualcosa di completamente nuovo.

Le lettere inventate dai barbari in un continente sono migrate nel tempo in un altro continente, usate in maniera evolutissima dai nuovi barbari: i pixadores.

Oltre alla musica, c’è una forte componente punk nell’identità del movimento: l’anarchia, il rifiuto della società, l’odio come carburante. Non è retorica: è la realtà quotidiana di migliaia di ragazzi cresciuti senza nulla.

I diversi tipi di pixadores

I pixadores si classificano in base a dove intervengono:

Chi fa i muri sono i pixadores classici, quelli che lavorano sulle superfici verticali urbane. Il punto di partenza di tutto.
Chi fa le finestre sono pixadores che preferiscono scrivere sulle finestre degli edifici, per creare un fastidio ancora più diretto e difficile da ignorare.
Chi fa i palazzi sono i pixadores che si arrampicano sulle facciate complete degli edifici, a volte con scritte in verticale che coprono intere torri. Niente corde, niente protezioni.

L’obiettivo finale è sempre uno solo: fare più pixos possibile.

Quello che accomuna tutti i pixadores è la consapevolezza del rischio e la volontà di accettarlo. Sono disposti ad arrampicarsi senza protezioni fino in cima a un palazzo o ad aggrapparsi a treni in corsa. Dall’esterno questa cosa sembra folle. Ma crescendo in certi contesti socio-economici, il rischio fisico è talmente normalizzato da smettere di sembrare straordinario.

Pixadores-Palazzo
Pixadores – © Andre Vieira

I pixos e gli stili

Descrivere i pixos in modo semplice non è facile: bisogna fermarsi e osservare le lettere per capire cosa si ha davanti.

Ogni pixador sviluppa il proprio stile: l’originalità delle lettere è fondamentale, è ciò che permette di essere riconosciuto. Si tratta a tutti gli effetti di costruire un alfabeto grafico unico, fatto di barre, vortici, proporzioni particolari, lunghezze studiate. Un processo evolutivo complicato e molto elaborato.

A differenza del graffiti writing, l’estetica non è l’obiettivo principale: i pixos vengono eseguiti sempre con bomboletta nera e linee semplici. Non è importante sembrare belli. È importante esistere.

Pixacao-Esempio-Alfabeto

Pixação: graffiti brasiliani o no?

Non è corretto. Il pixo non è un graffito brasiliano: è un movimento nato e cresciuto in parallelo al graffiti writing, con radici, obiettivi e logiche completamente diverse.

I due movimenti condividono l’utilizzo dei muri come superficie espressiva e la volontà di riappropriarsi dello spazio pubblico. Tutto il resto è diverso.

Il pixação è più profondo, più disperato e più legato alla realtà socio-economica brasiliana rispetto al writing. I pixadores non scrivono principalmente per l’ego o per la reputazione all’interno di una scena. Lo fanno perché è l’unico modo che hanno per far sapere al mondo che esistono.

Non c’è ricerca estetica, non c’è voglia di trasformare uno spazio in qualcosa di bello. L’obiettivo è l’opposto: i pixadores vogliono aggredire la città, degradare l’ambiente urbano come atto di guerra contro una società che sentono come nemica.

Da dove viene l’odio dei pixadores

Per capire davvero il pixação bisogna capire il Brasile.

Il Brasile è ancora oggi uno dei paesi più diseguali del mondo. Nel 2024 l’indice Gini, che misura la disuguaglianza economica, era a 0.504: il dato più basso mai registrato, frutto di politiche sociali importanti degli ultimi anni. Eppure il Brasile rimane secondo in America Latina per disuguaglianza, superato solo dalla Colombia. Quasi un quarto della popolazione vive in condizioni di povertà. Nelle regioni del Nord e del Nordest la percentuale sale fino al 35-39%.

Un pixador cresciuto nelle favelas spesso non è in grado di spiegare a parole perché lo fa. Lo fa e basta, perché è quello che sente. I pixos sono il risultato dell’assenza di uno stato e di un supporto sociale reale nella vita di chi diventa pixador.

Cosa spinge i pixadores

Ci sono tre motivazioni principali, che spesso si sovrappongono:

Il riconoscimento sociale. Si tratta spesso di ragazzi cresciuti nella povertà totale, in ambienti dove la microcriminalità è routine. Piuttosto che non esistere, preferiscono essere odiati.

L’adrenalina e il senso di essere vivi. Vivere sul filo del rasoio può far sentire vivo chi non ha nulla da perdere. Non è retorica: è una delle poche sensazioni genuine disponibili.

La protesta. Far sentire la propria voce è importante. E uno dei modi più rumorosi e impossibili da ignorare è scrivere sui muri.

Vale la pena raccontare cosa può succedere quando si va troppo in alto.

Il 31 luglio 2014 due pixadores, Alex Dalla Vecchia Costa e Ailton dos Santos, sono stati uccisi dalla polizia mentre taggavano al 19° piano di un palazzo residenziale a São Paulo. Un portiere li aveva notati e aveva chiamato le forze dell’ordine. Quando gli agenti sono arrivati, hanno sparato. I due erano lì per lasciare il loro nome su un muro.

Quella storia non ha fatto rumore quanto avrebbe dovuto. Ma dentro il movimento pixação, ha cambiato tutto.

Perchè sono rimasto affascinato dai pixos

Chiudo con la seconda frase che mi ha colpito durante la mia ricerca, e che secondo me dice tutto su questo movimento:

“Quanti sono disposti a rischiare la vita per la propria arte?”



DISCLAIMER IMPORTANTE
Nel sito sono utilizzate il più possibile foto personali o in licenza creative commons. Il sito esiste da oltre 10 anni, le leggi cambiano, le regole cambiano ed onestamente non riesco a ricordare o verificare ogni singola foto. Se per caso ho utilizzato una tua foto senza citarti l'ho fatto INVOLONTARIAMENTE. Mandami una mail ed aggiungerò il credit (se mancante) o la eliminerò direttamente dall'articolo. Non è mia idea sfruttare qualcosa che non è mio: per poter realizzare ogni singolo contenuto di questo sito ho viaggiato, parlato con le persone, letto libri, ascoltato racconti, visto film... quindi tutto nasce da grandi sforzi e lungi da me appropriarmi di immagini. Questo sito non nasce a scopo di lucro, non vende prodotti e non ha guadagno: nasce come archivio documentale di un movimento artistico e di un periodo storico. Quindi ti chiedo gentilmente di comprendere la mia buona fede e di scrivermi direttamente per sistemare eventuali incongruenze. Ogni articolo che trovi su questo sito è stato scritto esclusivamente con scopo informativo e divulgativo. L'obiettivo è documentare ciò che accade per le strade delle città e fornire degli strumenti per poter comprendere un fenomeno urbano presente in tutto il mondo. Per nessun motivo questo sito incentiva al vandalismo o all'illegalità: ogni attività al di fuori della legge è fortemente condannata dai creatori di disagian.it e sconsigliata.

ARTICOLI BELLI (FORSE)