Taki 183: la graffiti tag famosa nel mondo - disagian

Taki 183: la graffiti tag famosa nel mondo

Graffiti Writing Street Art
on
15 Dicembre 2021

Prima o poi tutti gli appassionati di graffiti writing e street art arrivano al punto di chiedersi: ma chi era TAKI 183?

Di solito ci si arriva spinti dalla curiosità di capire come sia nato il movimento del writing oppure chi è stata la prima persona a scrivere sui muri. Quello che è certo è che TAKI 183 è un nome (o meglio una tag) che non può essere indifferente ad un writer, sia che appartenga alle vecchie generazioni, sia che appartenga alle nuove leve.

Un uomo semplice, ma che ancora oggi riesce a mantenere un certo mistero: nessuno conosce il suo cognome o la sua data di nascita!

TAKI 183 storia

Questa è la storia di un ragazzo di origine greca, nato nel 1954 (o forse 1953) di nome Demetrius, che oggi viene considerato il padre della tag graffiti e di tutti i writers, una cosa che lui stesso ha ammesso di non aver cercato e non aver mai voluto.

Ma lo sappiamo, il destino è questo: a volte basta essere la persona giusta nel posto giusto per cambiare la storia e Demetrius, anche se involontariamente, lo ha fatto, mettendo le basi per un movimento che ancora oggi colora i muri delle nostre città.

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Gli inizi di TAKI 183 e l’ispirazione

Demetrius era un ragazzo semplice cresciuto tra le vie della periferia Nord di Manhattan.

Lui stesso ha raccontato di aver cominciato a taggare per ammazzare il tempo, trasformando poi quel semplice divertimento in una vera e propria mania.

TAKI 183 non iniziò a taggare dal nulla, ma fu ispirato da alcuni eventi: un pomeriggio, parlando con dei suoi amici, iniziarono a discutere di alcune scritte presenti sui muri del quartiere di Inwood; JULIO204, queste erano le lettere di cui parlavano ed inizialmente erano quasi certi che fosse un messaggio in codice, una specie di invito che notificava il fatto che JULIO avrebbe fatto qualcosa alle ore 4 del 20 del mese.

Dopo un po’ di ricerche i ragazzi capirono che in realtà si trattava solo di un ragazzo portoricano che si divertiva a scrivere il proprio nome sui muri e decisero di iniziare: i primi furono Phil T. Greek e Greg69, gli amici di Demetrius.

La prima tag di cui TAKI 183 ha ricordo è presso il capolinea del bus 179 sulla strada per Broadway: era il 1969.

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TAKI 183 inizia quindi a scrivere la propria tag ovunque, dove riesce, in luoghi che possano attirare l’occhio dell’osservatore: in questo caso l’influenza maggior fu data dalle campagne elettorali.

La propaganda elettorale tramite scritte, cartelloni e stampe aveva sommerso la città e questo fece scattare nella testa del giovane Demetrius l’idea di emularne la comunicazione: scrivere ovunque e più volte possibile il suo nome.

Perchè TAKI 183?

La scelta del nome non ha richiesto molto tempo a Demetrius: TAKI è il diminutivo di Demetraki, soprannome molto diffuso in grecia. 183 è invece una dedica a JULIO204 e corrisponde alla via in cui TAKI viveva, cioè la 183rd Street a Washington Heights, Nord Manhattan.

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TAKI 183 foto by Martha Cooper

TAKI 183 sul New York Times

La carriera da tagger e writer di TAKI 183 non durò molto, ma il tempo che il giovane greco dedicò ai graffiti fu sufficiente da attirare l’attenzione del New York Times.

Dalla prima tag in poi TAKI 183 non si era più fermato, consumando magic marker su magic marker: grazie ad un lavoro come portalettere/fattorino ed i mezzi utilizzati per spostarsi, TAKI 183 riuscì a taggare tutte le stazioni che lo dividevano dal proprio quartiere alla scuola ed arrivare fino all’Upper East Side, quartiere decisamente più elegante della 183esima Nord Manhattan.

A quei tempi era anche più semplice taggare i muri e le superfici: non esistevano leggi che lo vietassero, quindi, anche se colto sul fatto, cosa potevano fargli?

Probabilmente le sue tag in luoghi lontani dalle periferie attirarono l’attenzione di alcune persone e così il 21 Luglio del 1971, sul New York Times uscì l’articolo “TAKI 183 SPAWNS PEN PAL”.

Con questo articolo il giovane greco diventa a tutti gli effetti il primo vero tagger/writer riconosciuto dai media, ma soprattutto inizia l’era che porterà ai lettering più complessi.

Graffiti TAKI 183 oggi

TAKI 183 ha abbandonato il mondo del tagging molto presto, dopo solo qualche anno, per dedicarsi agli studi, crearsi una famiglia e dar vita alla propria attività. Non si è mai considerato un artista.

Demetrius era ed è rimasto umile negli anni, senza mai montarsi la testa: dopo gli studi ha disegnato per un buon periodo i quadri di controllo per le centrali nucleari e successivamente ha aperto la sua carrozzeria dove, ancora oggi, ripara auto d’epoca.

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Negli ultimi 20 anni, con l’aumentare del numero di mostre dedicate all’aerosol art ed alla storia del graffiti writing, TAKI 183 è tornato a farsi vedere ed a scrivere sui muri.

Ha raccontato come apprezzi molto lo stile attuale dei lettering, vere e proprie opere d’arte in confronto alle sue scritte, ma che continua a preferire il suo approccio ai graffiti e cioè l’HIT & RUN: l’obiettivo è essere una celebrità senza che nessuno ti conosca ed oggi è una cosa molto rara.

Chiudo l’articolo con un aneddoto presente in una sua videointervista: “Eravamo io ed i miei amici all’interno di questo bellissimo ascensore con una signora molto sofisticata. A metà corsa schiacciamo il bottone di stop ed iniziamo a scrivere i nostri nomi dovunque. Riprendiamo la corsa, arriviamo a piano terra e questa signora corre verso una guardia che per pura sfortuna era di fronte all’ingresso del palazzo spiegando come avessimo vandalizzato tutto l’ascensore. Noi eravamo spaventati, ma la guardia ci osservò e disse che non poteva fare nulla, non avevamo infranto nessuna legge. E noi ce ne andammo fieri del nostro lavoro.

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MIlano

Ciao sono Gianluigi, ma per qualche motivo la gente mi chiama Gianluca. Viaggio alla ricerca di street art e graffiti, bevo caffè e birre nelle zone più urbane delle città e ti racconto tutto questo sembrando un vero professionista. Odio le candele e non credo negli ombrelli, ma la sintesi della mia vita disagiata è il fatto che mi piacciono le mele, ma sono allergico alle mele.

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