Prima o poi tutti gli appassionati di graffiti writing arrivano a chiedersi: chi era TAKI 183?
Di solito succede spingendo indietro la timeline, cercando di capire come sia nato il movimento del writing e chi sia stato il primo a scrivere sui muri. Quello che è certo è che TAKI 183 è una tag che non lascia indifferente nessun writer, né chi è nel giro da trent’anni né chi ha iniziato a guardare video sui graffiti la settimana scorsa.
Un ragazzo semplice, che ancora oggi riesce a mantenere un certo mistero: nessuno conosce il suo cognome o la sua data di nascita precisa.
TAKI 183 storia
Questa è la storia di un ragazzo di origini greche, di nome Demetrius (o più precisamente Demetrios), nato nel 1953 o 1954, che oggi viene considerato il padre della tag graffiti e di tutti i writer. Una cosa che lui stesso ha sempre ammesso di non aver cercato e non aver mai voluto.
Ma lo sappiamo: a volte basta essere la persona giusta nel posto giusto per cambiare la storia. Demetrius lo ha fatto, anche se involontariamente, mettendo le basi per un movimento che ancora oggi colora i muri delle nostre città.

Gli inizi di TAKI 183 e l’ispirazione
Demetrius era un ragazzo cresciuto tra le strade della periferia nord di Manhattan, nel quartiere di Washington Heights, in un isolato pieno di ragazzi greci come lui, ma anche cubani, dominicani e portoricani. Un quartiere vivace, di frontiera, dove la Savage Nomads gang aveva il quartier generale a un isolato di distanza, anche se non rompeva le scatole a nessuno.
Lui stesso ha raccontato di aver cominciato a taggare per ammazzare il tempo, trasformando poi quel semplice divertimento in una vera ossessione.
TAKI 183 non parte dal nulla però. Il colpevole originale si chiama La tag Julio 204 perché è importante?: un ragazzo portoricano del quartiere di Inwood, 20 isolati a nord, che si divertiva a scrivere il proprio nome sui muri già intorno al 1964. Un pomeriggio dell’estate del 1969 il suo amico Phil torna in strada con la notizia: esiste uno che scrive il suo nome e il numero della sua strada ovunque. Demetrius e il suo amico Greg trovano la cosa figa. E iniziano.
I primi a mettere la loro tag sono Phil T. Greek e Greg 69. Demetrius arriva poco dopo.
La prima tag di cui TAKI 183 ha ricordo è al capolinea del bus 179, sulla strada per Broadway. Era il 1969.
Da lì non si ferma più. Ma non basta scrivere una volta sola: l’obiettivo diventa essere ovunque. E qui entra in gioco un’altra ispirazione precisa: le campagne elettorali. La propaganda politica aveva tappezzato New York di scritte, manifesti e cartelloni. Nella testa del giovane Demetrius scatta qualcosa: se vuoi che il tuo nome esista, devi farlo come fanno i politici. Scrivi ovunque. Più volte. Sempre.

Perchè TAKI 183?
La scelta del nome non ha richiesto molto tempo. TAKI è il diminutivo di Demetraki, soprannome molto diffuso in Grecia. 183 è invece la dedica a JULIO 204 e corrisponde alla via in cui Demetrius viveva: la 183rd Street a Washington Heights, nord Manhattan.
Nome più numero di strada. Semplice. Diretto. Impossibile da dimenticare una volta che lo hai visto su un muro.

TAKI 183 sul New York Times
La carriera da writer di TAKI 183 non dura molto, ma il tempo che il giovane greco dedica ai graffiti è sufficiente ad attirare l’attenzione del quotidiano più importante d’America.
Grazie al lavoro come fattorino in giro per la città e ai mezzi pubblici che prende ogni giorno per raggiungere la scuola, TAKI 183 riesce a taggare tutte le stazioni della metropolitana tra il suo quartiere e l’Upper East Side, zona decisamente più elegante di Washington Heights. Tag su muri, su ringhiere, su qualsiasi superficie piatta che trova libera. Subway comprese.
A quei tempi era anche molto più semplice: non esistevano leggi che vietassero di scrivere sui muri. Quindi, anche se colto in flagrante, cosa potevano fargli?
Il 21 luglio 1971, sul New York Times esce l’articolo “TAKI 183 Spawns Pen Pals”. Con quel pezzo il giovane greco diventa a tutti gli effetti il primo tagger riconosciuto dai media. Ma soprattutto, quell’articolo funziona come una miccia: centinaia di ragazzi nei cinque borough di New York iniziano a imitarlo, scrivendo il proprio nome e il numero della loro strada ovunque. Il writing è ufficialmente iniziato.
Graffiti TAKI 183 oggi
TAKI 183 abbandona il tagging molto presto, già dopo qualche anno, per studiare, crearsi una famiglia e aprire la sua attività. Non si è mai considerato un artista.
Demetrius è rimasto umile nel corso degli anni, senza montarsi la testa. Dopo gli studi ha lavorato per un buon periodo a disegnare i quadri di controllo per le centrali nucleari. Poi ha aperto la sua carrozzeria a Yonkers, dove ancora oggi ripara auto d’epoca.
Negli ultimi vent’anni, con la crescita del numero di mostre dedicate alla storia del writing, TAKI 183 è tornato a farsi vedere. Ha partecipato alle esposizioni Beyond the Streets, che raccolgono i pionieri assoluti del movimento. Ha raccontato come apprezzi molto i lettering attuali, vere opere d’arte rispetto alle sue scritte, ma che continua a preferire il suo approccio originale: HIT & RUN. L’obiettivo è essere una celebrity senza che nessuno ti conosca.
Ad agosto 2022 è successa una cosa che vale la pena raccontare. TAKI 183 e Blek le Rat, il padre dello stencil graffiti europeo che aveva visto per la prima volta le tag di TAKI a New York nel 1972 rimanendone folgorato, si sono incontrati di persona per la prima volta in assoluto. Cinquant’anni dopo. L’evento si è tenuto a Cleveland, alla Graffiti HeArt Gallery, dove i due hanno fatto un Q&A con il pubblico e dipinto insieme un muro intitolato Le Sacre Du Graffiti. Blek lo ha definito “il momento migliore del weekend”. Due legend che non si erano mai visti, unite dallo stesso nome scritto su un muro di Manhattan mezzo secolo prima.

Chiudo con un aneddoto che Demetrius ha raccontato in una sua intervista video, e che spiega meglio di mille parole cosa significasse taggare in quegli anni:
“Eravamo io e i miei amici all’interno di questo bellissimo ascensore con una signora molto sofisticata. A metà corsa schiacciamo il bottone di stop e iniziamo a scrivere i nostri nomi dovunque. Riprendiamo la corsa, arriviamo a piano terra e questa signora corre verso una guardia che per pura sfortuna era di fronte all’ingresso del palazzo, spiegando come avessimo vandalizzato tutto l’ascensore. Noi eravamo spaventati, ma la guardia ci osservò e disse che non poteva fare nulla, non avevamo infranto nessuna legge. E noi ce ne andammo fieri del nostro lavoro.”
Nessuna legge infranta. Solo un nome su un muro. E il writing non era ancora iniziato davvero.
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