King e Queen nel graffiti writing: significato e come si ottiene questo titolo

King nel mondo dei graffiti è una parola che non tutti possono sentirsi associare al proprio nome. Come dice la parola stessa, è il titolo più alto che esiste nella cultura del writing, e raggiungerlo non è questione di mesi.

King graffiti: cosa significa

La traduzione è semplice: RE. Il graffiti king è il re dei graffiti, un writer che ha raggiunto uno status così alto da essere riconosciuto tra i migliori in circolazione dalla scena stessa.

Non esiste un unico king assoluto. I king sono writer rispettati, portatori di storia e credibilità urbana reale, spesso appartenenti alle prime generazioni del writing nelle loro città. Non è un titolo che si assegna con una votazione o una cerimonia: emerge nel tempo, attraverso il rispetto accumulato pezzo dopo pezzo, anno dopo anno.

Come si riconosce un king

Il simbolo riconoscibile è la corona: molti king la inseriscono all’interno dei propri pezzi o della propria tag come segno di riconoscimento. Non è una regola assoluta, ma è una convenzione diffusa e rispettata.

Negli eventi, i pezzi dei king godono spesso di posizioni privilegiate: spazi isolati, ben visibili, separati dagli altri. Non è arroganza, è il riconoscimento fisico di uno status guadagnato.

Una cosa importante: se stai iniziando ora, non aggiungere una corona alla tua tag. Non importa quanto tu pensi di meritarla. Farlo senza che la scena te lo abbia riconosciuto è uno dei gesti più toy che esistano, e te lo dirà chiaramente qualcuno.

Robbo-vs-Banksy-03-King-Robbo
Fotostoria – Robbo si vendica

Come si diventa king

Ci sono principalmente due percorsi, spesso sovrapposti.

Il primo è per anzianità e presenza continua. Ci possono volerci 15, 20 anni di attività ininterrotta per ottenere il riconoscimento di king. Non parliamo di 15 anni a riempire quaderni: parliamo di girare, bombardare, essere presenti sulla scena in modo costante e visibile. La storia che ti porti dietro conta quanto i pezzi che lasci sui muri.

Il secondo è per eccellenza in un ambito specifico. Il titolo di king non si riferisce solo al writing in senso generale: si può essere king dei throw-up, king dei whole car, king dei blockbuster, king di una determinata città o zona geografica. Essere riconosciuto come il migliore in qualcosa di preciso è un percorso più rapido, ma richiede una padronanza tecnica e una quantità di lavoro che pochissimi raggiungono.

La cosa fondamentale è una sola: non ci si autoproclama king. È la scena a dirtelo, non tu a dirlo di te stesso.

Da dove viene il termine king nel writing

Il termine king non è nato dentro la cultura del writing: è un titolo universale che il writing ha adottato e adattato ai propri valori. Nella cultura hip hop degli anni ’80 veniva già usato per indicare DJ, MC e rapper che avevano raggiunto un livello di eccellenza e riconoscimento indiscutibile. Il writing lo ha preso da lì, adattandolo alla propria logica: non chi vende di più, non chi è più famoso, ma chi ha più storia, più stile e più rispetto reale sulla scena.

Cornbread-King-of-the-walls

King Robbo: quando il titolo vale più di una firma

Il caso più famoso di writer che ha incorporato il termine king direttamente nel proprio nome è King Robbo, nome vero John Robertson, nato il 23 ottobre 1969 a Londra, morto il 31 luglio 2014 a 44 anni.

Robbo inizia a dipingere treni nel 1985 e diventa nel giro di pochi anni una figura fondamentale nello sviluppo della scena europea del writing. Uno dei suoi muri sul Regent’s Canal a Camden, realizzato nel 1985, è rimasto intatto per 24 anni: nessuno lo ha mai coperto, nessuno ci ha mai scritto sopra. Nel writing, questo è uno dei segni di rispetto più eloquenti che esistano.

Nel 2009 Banksy dipinge sopra quel muro, trasformandolo in una figura di tappezziere che incolla carta da parati sopra la scritta di Robbo. Una mossa che nella cultura del writing è inequivocabile: stai cancellando il nome di qualcuno. Robbo risponde. Inizia una guerra sui muri del canale che dura anni, con i due che si sovrappongono a vicenda in modo progressivamente più elaborato.

La storia tra i due era però iniziata molto prima. Negli anni ’90, in un bar di Old Street a Londra, Banksy aveva avviccinato Robbo presentandosi. Robbo gli disse che non lo conosceva. Banksy rispose che non sapeva chi fosse. Robbo lo prese a schiaffi dicendogli: “Non mi dimenticherai mai.” Aveva ragione.

Nel 2011 Robbo cade in coma dopo un incidente sulle scale del suo palazzo. Banksy gli dedica un tributo sul muro del canale. Robbo muore il 31 luglio 2014. La sua feud con Banksy è diventata il soggetto del documentario Graffiti Wars su Channel 4, andato in onda nel 2011.

Graffiti Queen: non dimentichiamo le donne

Tutto quello che vale per il king vale per la queen: stesso significato, stesso percorso, stessa corona sui pezzi.

Il nome di riferimento assoluto quando si parla di queen del writing è Lady Pink, nome vero Sandra Fabara, nata in Ecuador nel 1964 e cresciuta a Queens, New York. Inizia a scrivere nel 1979 a 15 anni, dipinge treni dal 1979 al 1985 ed è la prima donna a imporsi in modo riconosciuto nella scena del writing newyorkese. Ha un ruolo da protagonista nel film Wild Style del 1983 e compare nel libro Subway Art di Martha Cooper e Henry Chalfant, uno dei documenti visivi più importanti della storia del writing. Ancora oggi è considerata la “First Lady of Graffiti” a livello mondiale.

Vale la pena citare una cosa che Lady Pink ha detto lei stessa: non è stata la prima donna a fare graffiti. Prima di lei c’erano state Barbara 62, Eva 62 e Charmin 65, writer che nei ’70 erano attivissime ma che la scena maschile si è rifiutata di riconoscere. La scena del writing non è mai stata esente dal maschilismo: le donne che hanno raggiunto lo status di queen lo hanno fatto spesso lavorando il doppio rispetto ai colleghi maschi per ottenere la metà del rispetto. Questo è un fatto storico, non un’opinione.

Le queen riconosciute dalla scena sono meno numerose dei king non solo per una questione di presenza numerica, ma per una questione culturale che il writing porta ancora dentro di sé, e che vale la pena nominare ogni volta che si parla di questo argomento.



DISCLAIMER IMPORTANTE
Nel sito sono utilizzate il più possibile foto personali o in licenza creative commons. Il sito esiste da oltre 10 anni, le leggi cambiano, le regole cambiano ed onestamente non riesco a ricordare o verificare ogni singola foto. Se per caso ho utilizzato una tua foto senza citarti l'ho fatto INVOLONTARIAMENTE. Mandami una mail ed aggiungerò il credit (se mancante) o la eliminerò direttamente dall'articolo. Non è mia idea sfruttare qualcosa che non è mio: per poter realizzare ogni singolo contenuto di questo sito ho viaggiato, parlato con le persone, letto libri, ascoltato racconti, visto film... quindi tutto nasce da grandi sforzi e lungi da me appropriarmi di immagini. Questo sito non nasce a scopo di lucro, non vende prodotti e non ha guadagno: nasce come archivio documentale di un movimento artistico e di un periodo storico. Quindi ti chiedo gentilmente di comprendere la mia buona fede e di scrivermi direttamente per sistemare eventuali incongruenze. Ogni articolo che trovi su questo sito è stato scritto esclusivamente con scopo informativo e divulgativo. L'obiettivo è documentare ciò che accade per le strade delle città e fornire degli strumenti per poter comprendere un fenomeno urbano presente in tutto il mondo. Per nessun motivo questo sito incentiva al vandalismo o all'illegalità: ogni attività al di fuori della legge è fortemente condannata dai creatori di disagian.it e sconsigliata.

ARTICOLI BELLI (FORSE)