Saype artista urbano unico nel suo genere

Saype è un artista che non assomiglia a nessun altro. Nel corso degli anni ha sviluppato uno stile completamente personale, un approccio che si può definire “più street” rispetto alla land art tradizionale: le sue opere mantengono una delle caratteristiche più importanti dell’arte urbana, quella di essere effimere, destinate a scomparire nel tempo.

La storia di Saype

Saype è lo pseudonimo di Guillaume Legros, nato il 17 febbraio 1989 a Belfort, nel nordest della Francia, cresciuto poi tra il territorio francese e quello svizzero.

Come molti altri artisti contemporanei francesi, la sua arte nasce dal graffiti writing. Un nome su tutti che vale la pena citare come parallelo è JR, il famoso fotografo francese che ha iniziato la sua carriera come tagger nelle metropolitane parigine: percorsi diversi, stessa radice.

Guillaume si avvicina all’arte da giovane, ma in parallelo a due altre grandi passioni: la ginnastica e il surf. Crescendo in un piccolo comune, non ha mai modo di frequentare musei o mostre: il suo primo contatto con l’arte è la strada, non il museo.

Il primo approccio al writing arriva a 13 anni. Le ragioni non sono diverse da quelle che spingono ancora oggi decine di ragazzi a prendere una bomboletta: noia, voglia di rompere i limiti che la società impone e quella botta di adrenalina che il writing ti dà ogni volta. Inizia sui muri di una casa abbandonata vicino a casa sua, poi migliora le tecniche e si sposta nelle città limitrofe: ponti, treni, qualsiasi superficie.

In Francia studia e si diploma, poi diventa infermiere. Passa le estati al sud, finanziandosi le vacanze vendendo ritratti realistici su tela ai mercatini serali. Il lavoro lo porta in Svizzera, dove lo attrae la possibilità di costruire un rapporto diretto con i pazienti. È questo confronto quotidiano con la sofferenza e con l’avanzare dell’età a spingerlo verso l’iperrealismo: i volti delle persone, le rughe, le espressioni, la vita che passa.

Continua a coltivare la passione per la street art nelle città svizzere, che pian piano diventa una fonte di reddito grazie alle prime mostre in galleria. Ma qualcosa inizia a non stargli più stretto, il muro gli va stretto.

Il passaggio dalla street art alla land art è lento e necessario: Saype sente di non essere più rappresentato dall’evoluzione della scena urbana, dai suoi festival sponsorizzati, dalla sua progressiva istituzionalizzazione. Cerca un nuovo mezzo per arrivare alle persone. Leggendo articoli scientifici sull’accelerazione della crisi climatica capisce che la sua arte può mandare un messaggio potente su qualcosa di più grande.

Perchè si chiama Saype

Il nome nasce a 18 anni, durante un’ora di filosofia. Guillaume è seduto in fondo alla classe e disegna sul quaderno alcune delle sue lettere preferite, in maniera rapida e informale. Si accorge che combinandole forma il verbo inglese SAY. Pensa a cosa vuole dire, e la risposta è pace. Unisce SAY con PEACE, taglia la parte finale “ACE” perché non serve: nasce SAYPE.

Saype artista

Saype passa quindi dal graffiti writing all’iperrealismo perfezionando sempre di più il suo stile sui ritratti umani di giovanissimi e soprattutto anziani, le figure con cui lavora per anni nelle cliniche ospedaliere svizzere.

Una volta deciso di passare alla land art, cerca una soluzione che gli permetta di creare qualcosa di diverso dalle cioè costruzioni gigantesche fatte di rocce e materiali naturali oppure dalle composizioni create incidendo e scavando all’interno del terreno che caratterizzano questa tipologia di arte; decide quindi di sfruttare ciò che ha appreso per strada con il graffiti writing e di utilizzare vernice spray.

Rimanendo sempre sull’idea di inviare un messaggio sociale ed ecologico, per anni si allena nel giardino dei suoi genitori per cercare di creare una vernice abbastanza resistente (ma non troppo) che non abbia alcun effetto negativo sull’erba e sul terreno.

Come lavora Saype

Una volta scelto il soggetto e la location, il processo creativo può richiedere settimane. Saype divide la superficie in una griglia di riquadri e la copre uno alla volta, come un mosaico in scala enorme. Solo alla fine, vedendo l’opera da lontano o dall’alto, il risultato diventa leggibile. Dopo anni di pratica questa cosa non è più un problema, ma resta una delle caratteristiche più particolari del suo lavoro: dipinge senza poter vedere quello che sta dipingendo.

Per applicare la vernice usa un compressore collegato a una canna lunga decine di metri, che gli permette di muoversi liberamente dentro la griglia.

La vernice è ecosostenibile a impatto zero: ci sono voluti anni per ottimizzarne la formula. È composta da gesso e carbone di legno per le sfumature bianco/nero, e da proteina del latte per regolarne la durata. Le opere resistono da tre settimane a tre mesi a seconda del clima e della superficie. Poi scompaiono, inghiottite dall’erba che cresce o dalla pioggia che lava via tutto.

Beyond Walls: la catena umana più grande del mondo

Beyond Walls è il progetto che ha portato Saype su tutti i media internazionali. Lanciato nel 2019 ai piedi della Torre Eiffel a Parigi, è una catena umana simbolica che collega paesi e continenti attraverso ritratti giganteschi di mani intrecciate, dipinti direttamente sui prati delle città o su superfici naturali.

La scelta delle location non è mai casuale. Saype dipinge dove è rilevante farlo in quel momento: a Berlino per il 30° anniversario della caduta del Muro, nella provincia di Hatay in Turchia dopo il terremoto del febbraio 2023 che aveva devastato la regione, a Rio de Janeiro per raccontare il legame tra Africa e Brasile attraverso la storia della diaspora africana.

Ad oggi Beyond Walls ha toccato quattro continenti: Parigi, Ginevra, Berlino, Istanbul, Venezia, Città del Capo, Montreal, Tokyo, Il Cairo.

Nel giugno 2024, allo step 20, Saype ha realizzato un’opera di 900 mq sulla sabbia davanti alle Piramidi di Giza in Egitto, usando pigmenti biodegradabili a base di gesso e carbone. Una delle immagini più potenti del progetto.

A giugno 2026 il progetto ha raggiunto per la prima volta gli Stati Uniti: tappa numero 22 a Minneapolis, al Boom Island Park, un’opera di 1.200 mq sul prato lungo il fiume. La prima città americana a entrare nella catena. Beyond Walls è ancora in corso.

Saype Video

Puoi vedere a questo link dei video spettacolari che raccontano nel dettaglio i suoi progetti: https://www.saype-artiste.com/videos

Human Story

In parallelo al progetto globale, Saype porta avanti Human Story: ritratti iperrealisti di persone comuni, principalmente bambini e anziani, legati a un luogo specifico. L’obiettivo è semplice quanto potente: far ragionare chi guarda sull’innocenza e sulla semplicità della vita, sulle cose che contano davvero prima che l’età o il mondo le complichi

La collaborazione con Lavazza

Da qualche tempo Saype collabora con Lavazza per la linea ¡Tierra!, una linea di caffè legata alla sostenibilità. Il brand italiano gli ha commissionato una serie di ritratti in location simboliche: un guardiano della Foresta Amazzonica in Perù, una formatrice nel deserto africano, un’imprenditrice alla base di un vulcano. Ritratti di persone reali, in luoghi reali, che raccontano un rapporto diretto con la terra.

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