Cornbread Graffiti Tag: l'inizio di tutto? - disagian

Cornbread Graffiti Tag: l’inizio di tutto?

Graffiti Writing
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24 Dicembre 2021

Quando si indaga sull’origine del graffiti writing e si scava un po’ in profondità, ci si trova di fronte ad un importante quesito: chi ha dato inizio a tutto?

Sappiamo che TAKI 183 è considerato una leggenda del mondo del writing ed uno dei padri del movimento, ma anche che lui stesso ha dichiarato di essersi ispirato a JULIO 204. I due condividevano il fatto di essere di Manhattan quindi spesso si attribuisce la nascita di questo movimento a New York.

Dall’altra parte, però, per le vie di Philadelphia c’è un writer che da tempo viene celebrato (e si autocelebra) come il vero ideatore delle tag e come colui che ha dato inizio a tutto: Cornbread.

La storia di Cornbread

Darryl McCray nasce nel 1953 e cresce a Brewerytown, nella zona Nord di Philadelphia.

Come tanti suoi coetanei, ha un’infanzia complicata e problematica: cresce con la madre ed i nonni, in un ambiente in cui la criminalità aumenta di giorno in giorno.

A 12 anni, nel 1965, viene mandato in un Youth Development Centre, cioè un carcere giovanile, a causa di alcuni piccoli problemi con la legge ed è qui che ha inizio l’avventura di Cornbread.

Come nasce la tag Cornbread e cosa significa?

La storia legata al suo soprannome è divertente.

Durante i suoi anni presso uno YDC (Istituto di sviluppo, formazione e recupero giovanile) per puro caso gli fu affibbiato il soprannome Cornbread.

Lui stesso ha raccontato come sono andate le cose: durante quegli anni in mensa servivano sempre pane bianco ed il giovane ragazzo, a cui mancava il pane di mais della nonna, iniziò a chiedere a Mr Swanson, il capo della cucina, perchè non provasse a fare un po’ di “cornbread”.

Darryl lo chiese per 3-4 volte finchè fu allontanato dalla cucina direttamente da Mr Swanson.

A distanza di una settimana, Darryl tornò alla carica, ma anche in questo caso fu allontanato.

Passò un’altra settimana e nel momento in cui mise piede in cucina, i colleghi ed aiutanti di Mr Swanson iniziarono a chiamarlo dicendogli che “Era tornato il ragazzo del pane di mais”.

Spazientito Mr Swanson afferrò Darryl per la maglietta, lo portò al di fuori della cucina e lo spinse a terra facendolo cadere dicendo “Keep this cornbread out of my kitchen”, cioè “Tenete questo pane di mais fuori dalla mia cucina”.

Tutti i ragazzi dell’istituto iniziarono a ridere e chiamarlo Cornbread come scherno, ma lui ci vide l’opportunità di distinguersi dagli altri ed invece di offendersi, si scrisse “Cornbread” direttamente sulla sua giacca.

Cornbread-King-of-the-walls

Come mai Cornbread inizia a taggare i muri?

Le prime tag di Cornbread risalgono proprio agli anni passati all’interno del carcere minorile, tra il ’65 ed il ’67.

Nella stessa struttura si trovavano tantissimi membri appartenenti alle gang di Filadelfia che erano soliti scrivere sui muri del carcere proprio il nome della gang a cui appartenevano.

Cornbread in quegli anni non apparteneva a nessuna di queste gang, ma era riuscito ad ottenere un certo rispetto mettendo a disposizione il suo talento da scrittore: Darryl infatti si occupava di trascrivere e perfezionare le lettere d’amore dei vari membri delle gang, ispirandosi ai libri di poesia che gli veniva inviati dalla famiglia, per poterle poi inviare alle rispettive ragazze.

Guadagnatosi il rispetto, guadagnò credibilità ed anche il diritto di lasciare il proprio nome sui muri: così la scritta Cornbread iniziò ad apparire sui muri del carcere giovanile. Arrivò al punto che, appena entrati all’interno del carcere, la prima cosa che saltava agli occhi era proprio la scritta “CORNBREAD”.

E le tag furono talmente tante che ad un certo punto gli psichiatri del carcere iniziarono a pensare che Cornbread soffrisse di un deficit mentale.

Cornbread-Tag-Juvenile

La prima tag da uomo libero

Cornbread esce dal carcare a 15 anni ed inizia a frequentare Strawberry Mansion Junior High School: appena entrato nella sua nuova classe nota subito una compagna e decide di sedersi vicino a lei.

Darryl per settimane accompagna a casa Cynthia Custuss e se ne innamora follemente, ma non riesce a confessare questa cosa e decide quindi di sfruttare ciò che meglio sa fare: i graffiti.

La scritta “Cornbread loves Cynthia” inizia ad apparire per tutto il percorso che divide la ragazza dalla scuola a casa sua, ma lei inizialmente sembra non capire e successivamente inizia a spaventarsi poiché pensa di essere perseguitata.

Alla fine, Darryl ha raccontato che la storia si è conclusa positivamente, con lui che è riuscito a confessarle il suo amore, ma quanto durò non lo sappiamo.

Cornbread è morto! Lo zoo e l’elefante

Nel 1971 accade quello che solitamente succede nei film: Cornbread legge sul giornale che la carriera del giovane graffiti artist di Philadelphia era stata stroncata da un colpo di pistola.

La morte di Cornelius Hosey viene confusa con quella di Darryl che, tutto d’un tratto, si ritrova a dover affrontare un tema spinoso: tutta la sua carriera ed il suo lavoro venivano associati al nome sbagliato. In aggiunta l’articolo era pieno di refusi, descrizione sbagliate, storie inventate… insomma un disastro.

Prova per giorni a scrivere sui muri “Cornbread is not death” e “Cornbread is alive” (Cioè Cornbread non è morto, è ancora vivo), ma le sue scritte vengono prese per le tag di un semplice emulatore.

Cornbread capisce che l’unico modo per uscire da quella situazione era fare qualcosa di assurdo e la sua soluzione fu colpire lo zoo di Philadelphia.

Passa alcuni giorni ad osservare la situazione, gli orari di apertura e chiusura, i guardiani e prepara il piano perfetto.

Alle 6:30 scavalca la recinzione dello zoo di Philadelphia con i suoi marker ed i suoi spray ed inizia a scrivere il suo nome ovunque: dalla gabbia delle scimmie, fino ai bagni. Il colpo più importante, però, lo fa alla fine: sui due lati di un elefante lascia la scritta “Cornbread Lives”.

Cornbread-Lives

Poco prima che lo zoo aprisse, Cornbread riesce ad uscire, ma mentre prova ad allontanarsi viene fermato da una volante ed accompagnato in stazione dove passerà alcune ore prima di essere rilasciato, ma che basteranno per fomentare il suo ego.

Durante quelle ore infatti furono divesi i poliziotti che gli chiesero un autografo, rimasti colpiti dall’atto vandalico esagerato compiuto dal giovane Darryl.

Cornbread capisce quindi che se era riuscito ad avere quel successo in una caserma, poteva sicuramente averne il doppio per le strade: più parlano di lui, più lui continuerà a scrivere!

Cornbread ed i Jackson 5

Una leggenda racconta che Cornbread fu in grado di taggare l’aereo dei Jackson 5.

A cavallo tra gli anni 60 e 70, i giovani cantanti passarono da Philadelphia e l’unico modo per ottenere un loro autografo era andare all’aeroporto.

Cornbread colse la palla al balzo e desideroso di nuove sfide e di diffondere il suo nome, si fiondò presso l’aeroporto.

Mentre i cantanti firmavano autografi e parlavano con la stampa, Cornbread riuscì a salire sulla scaletta dell’aereo, fermo per rifornimento, scrivere il proprio nome, e tornare all’interno per sedersi e godersi lo spettacolo del primo volo della sua tag.

Addio ai graffiti ed antigraffiti

La carriera da writer di Cornbread termina nel 1972: Darryl dichiara di voler abbandonare la scena per dedicarsi ad altro.

Si trasferisce e prova ad intraprendere la carriera da attore che, purtroppo, non decolla.

Questo lo porta a tornare indietro sui suoi passi, rientrare a Philadelphia e trovare una nuova strada, che paradossalmente è quella dell’anti-graffiti. Negli anni 80 infatti il fenomeno per le vie di Philadelphia era diventato ingestibile, si contavano più di 10000 wirter, ma il problema secondo Darryl era la mancanza di disciplina: lui non avrebbe mai taggato i muri di una casa.

Questo non riconoscersi più nel movimento lo portò quindi a collaborare con l’anti-graffiti per cercare di riportare un minimo di decoro tra le vie di Philadelphia. Progetto che nel tempo si è evoluto fino a dar vita al The Philadelphia Mural Arts Program, uno dei più importanti programmi di rigenerazione tramite arte urbana americani.

Cornbread-Has-Retired

Cornbread Oggi

Grazie anche a diversi eventi che negli ultimi venti anni hanno coinvolto tutto il movimento del graffiti writing, Cornbread è tornato alla ribalta raccontando più e più volte la sua storia.

Oltre ad aiutare le associazioni culturali di Philadelphia, Darryl si occupa di organizzare speech motivazionali incentrati soprattutto sulla sua esperienza con la droga e con il carcere (perché dall’80 ai primi anni 2000 ha avuto diversi problemi).

Cornbread racconta di come sia cambiata la sua vita: all’età di 15 anni, a differenza del mondo che lo circondava, non aveva alcuna dipendenza nè collegamenti con droghe o criminalità poiché la sua unica vera ossessione erano i graffiti. Con la morte della madre ed il dolore e la solitudine, sarebbe stato molto facile cercare rifugio in qualcosa del genere, ma dedicandosi al tagging è riuscito a stare lontano dai problemi, almeno fino alla fine degli anni 80.

Nelle varie interviste dei documentari legati alla storia del graffiti writing e nei libri, Cornbread è molto chiaro quando parla dell’importanza che la sua figura ha avuto nell’evoluzione del movimento e rivendica il fatto di essere stato il primo vero writer della storia: fino al suo arrivo nessuno aveva mai pensato di scrivere sui muri per crearsi una reputazione ed essere riconosciuto, lui ha dato vita a questa cosa ed ha influenzato un’intera generazione.

Per questo motivo, negli ultimi anni di attività, ma anche nelle presenze fatte tra gallerie e mostre più recenti, Cornbread ha scritto sui muri frasi come “Cornbread Graffiti Legends” oppure “Cornbreand legend of legends” o ancora “Cornbread king of graffiti” e “Cornbread starts this shit 1965”

Cornbread-Today-Mural

Cornbread è davvero il primo writer?

Quando Cornbread si definisce la leggenda delle leggende, oppure l’uomo che ha dato inizio a tutto, siamo sicuri che stia dicendo la verità?

Questa è una domanda da porsi, a cui però non è facile rispondere.

Se dovessimo andare ad analizzare la storia dei “graffiti” inizieremmo a parlare delle valli italiane, degli egizi, dei maya, di pompei… non sarebbe facile.

Supponiamo quindi di voler considerare i graffiti writing solo nell’era contemporanea: anche prima di Cornbread esistono testimonianze di scritte sui muri precedenti agli anni 50: insomma, è tutto molto complicato.

Se proviamo anche ad analizzare la storia di Cornbread, tra libri ed interviste, ci sono molte incongruenze: da una parte sostiene che la sua prima tag sia stata quella dedicata a Cynthia nel 1967, dall’altra invece di aver iniziato nel 1965, anni in cui si trovava in carcere minorile. Se fosse vero che la sua prima tag risale al 1967, allora sarebbe contemporanea a quella di JULIO 204, e quindi non sarebbe stato il primo.

Non è facile, e non lo sarà mai: quello che mi sembra certo è che Cornbread è riconosciuto come tra i primi a Filadelfia e questo nessuno glielo può togliere, ma soprattutto che la sua capacità comunicativa è di un livello più alto rispetto agli altri.

Basta infatti guardare una sua intervista per capire quanto ami la fama, quanto la continui a cercare e quanto sia capace, con le parole ed i gesti, a convincere le persone della propria storia, giusta o sbagliata che sia.

Dall’altra parte è innegabile che, senza l’esplosione di TAKI 183 e tutti i writer che successivamente hanno cambiato il gioco, spostandolo dalla quantità alla qualità, Cornbread non avrebbe avuto la pubblicità che ha oggi.

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MIlano

Ciao sono Gianluigi, ma per qualche motivo la gente mi chiama Gianluca. Viaggio alla ricerca di street art e graffiti, bevo caffè e birre nelle zone più urbane delle città e ti racconto tutto questo sembrando un vero professionista. Odio le candele e non credo negli ombrelli, ma la sintesi della mia vita disagiata è il fatto che mi piacciono le mele, ma sono allergico alle mele.

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