Cornbread: la leggenda di Philadelphia che ha (forse) iniziato tutto

Quando si scava nell’origine del graffiti writing e si spinge abbastanza indietro nella timeline, si arriva inevitabilmente a una domanda: chi ha dato inizio a tutto?

Sappiamo che TAKI 183 è considerato il padre del movimento, ma lui stesso ha dichiarato di essersi ispirato a JULIO 204. Entrambi erano di Manhattan, e spesso si attribuisce la nascita del writing moderno a New York. Ma a Philadelphia c’è un nome che da decenni rivendica la paternità di tutto questo, con una storia che merita di essere raccontata per intero: Cornbread.

La storia di Cornbread

Darryl Alexander McCray nasce nel 1953 a Brewerytown, zona nord di Philadelphia. Infanzia difficile, cresce con la madre e i nonni in un quartiere in cui la criminalità aumenta anno dopo anno.

A 12 anni, nel 1965, viene mandato in un Youth Development Center, un istituto di recupero giovanile, per alcuni piccoli problemi con la legge. È qui che inizia tutto.

Come nasce il nome Cornbread

La storia del soprannome è una di quelle che si raccontano bene.

All’interno del YDC la mensa serviva sempre pane bianco. A Darryl mancava il pane di mais della nonna, e iniziò a chiedere al capo della cucina, Mr. Swanson, perché non ne facesse un po’. Lo chiese tre, quattro volte. Ogni volta venne allontanato.

Alla quarta o quinta volta, Mr. Swanson perse la pazienza: lo prese per la maglietta, lo trascinò fuori dalla cucina fino dal counselor Mr. Love e lo spinse a terra dicendo: “Mr. Love, keep this cornbread out of my kitchen.” Tutti i ragazzi dell’istituto scoppiarono a ridere e iniziarono a chiamarlo Cornbread per scherno.

Darryl non si offese. Ci vide un’opportunità. Si scrisse “Cornbread” direttamente sulla giacca, e il soprannome diventò identità.

Le prime tag: dal carcere alle strade

Le prime scritte di Cornbread appaiono proprio dentro il YDC, tra il 1965 e il 1967. La struttura ospitava decine di membri delle gang di Philadelphia, abituati a scrivere sui muri il nome della loro gang per segnare il territorio.

Cornbread non apparteneva a nessuna gang, ma si era guadagnato rispetto in un modo insolito: scriveva e perfezionava le lettere d’amore dei membri delle gang, prendendo ispirazione dai libri di poesia che riceveva dalla famiglia. In cambio di quel servizio, guadagnò credibilità e il diritto di lasciare il proprio nome sui muri.

La scritta CORNBREAD iniziò a comparire ovunque dentro l’istituto. A un certo punto era talmente presente che gli psichiatri del carcere iniziarono a ipotizzare che Darryl soffrisse di un deficit mentale.

Cornbread loves Cynthia

Uscito dal YDC a 15 anni, Cornbread inizia a frequentare la Strawberry Mansion Junior High School. Il primo giorno nota una compagna di classe, Cynthia Custuss, e decide di conquistarla nel solo modo in cui sa esprimersi.

La scritta “Cornbread loves Cynthia” inizia a comparire su tutto il percorso tra la scuola e casa di lei: bus stop, muri, edifici. Cynthia inizialmente non capisce, poi inizia a spaventarsi pensando di essere seguita da qualcuno.

Alla fine, come racconta Darryl, la storia si è conclusa bene: lui le ha confessato tutto. Quanto durò, non è dato sapere.

“Cornbread is alive”: lo zoo e l’elefante

Nel 1971 accade qualcosa di surreale. Cornbread legge sul giornale la notizia della morte di Cornelius Hosey, un ragazzo del quartiere. L’articolo confonde il nome e lo associa a Cornbread: improvvisamente la stampa di Philadelphia sta parlando della sua morte.

Cornbread prova per giorni a scrivere sui muri “Cornbread is not dead” e “Cornbread is alive”, ma le sue scritte vengono scambiate per quelle di un imitatore. Nessuno ci crede.

Capisce che l’unica soluzione è fare qualcosa di così assurdo da non poter essere ignorato. La risposta: lo zoo di Philadelphia.

Studia gli orari, osserva i guardiani per giorni, prepara il piano. Alle 6:30 del mattino scavalca la recinzione con marker e spray e inizia a taggare ovunque: gabbia delle scimmie, bagni, recinti. Il pezzo finale, quello che non si può ignorare, è sui due fianchi di un elefante: “Cornbread Lives”.

Riesce a uscire poco prima dell’apertura, ma viene fermato da una volante appena fuori. Passa alcune ore in centrale. E in quelle ore, diversi poliziotti gli chiedono l’autografo, rimasti colpiti dall’azione. Cornbread capisce che la fama funziona: più fanno parlare di lui, più continuerà a scrivere.

Il 25 luglio 1971, lo stesso anno dell’elefante, il New York Times dichiara Philadelphia “la capitale mondiale dei graffiti”. La città aveva 10.000 writer attivi.

L’aereo dei Jackson 5

Una delle storie più famose della sua carriera riguarda i Jackson 5. Quando il gruppo arrivò a Philadelphia, Cornbread andò all’aeroporto con marker e spray. Mentre i cantanti firmavano autografi per la stampa, riuscì ad avvicinarsi al jet privato fermo sul tarmac e a salire sull’ala. Lasciò il suo nome sulla fusoliera.

Poche ore dopo l’aereo decollò verso Los Angeles. Quella tag fu simbolicamente il primo graffiti di Cornbread a uscire dalla Pennsylvania, il primo a viaggiare oltre i confini di Philadelphia.

L’abbandono della scena e il paradosso anti-graffiti

Nel 1972 Cornbread abbandona la scena. Si trasferisce, cerca di sfondare come attore: non funziona. Torna a Philadelphia e imbocca una strada che suona quasi paradossale: collabora con l’anti-graffiti.

Negli anni ’80 Philadelphia è sommersa da oltre 10.000 writer attivi, ma il problema secondo Darryl non è la quantità: è la mancanza di disciplina e rispetto. Lui non avrebbe mai taggato la parete di una casa privata. Non riconoscendosi più nel movimento, sceglie di collaborare con chi cerca di riportare ordine.

Questa collaborazione si inserisce nel contesto del Philadelphia Mural Arts Program, fondato nel 1984 da Jane Golden su mandato del sindaco Wilson Goode come risposta istituzionale al fenomeno dei graffiti. Nel tempo è diventato il più grande programma di arte pubblica degli Stati Uniti, con oltre 4.000 murales realizzati in tutta la città. Cornbread vi ha lavorato come voce e presenza, contribuendo a costruire un ponte tra la cultura del writing e il progetto.

Cornbread oggi

Negli ultimi vent’anni Cornbread è tornato a farsi vedere in eventi, gallerie e mostre legate alla storia del writing. La sua opera è inclusa nelle collezioni dello Smithsonian Museum of African American History, e ha partecipato a Beyond the Streets, la mostra più importante mai dedicata alla storia del writing americano.

Oltre all’attività artistica, Darryl si occupa di speech motivazionali, parlando soprattutto della sua esperienza con la droga e con il carcere: dalla fine degli anni ’80 ai primi anni 2000 ha attraversato un periodo difficile, e oggi usa quella storia per parlare ai giovani.

Sui muri e nelle interviste, Cornbread continua a scrivere le sue frasi iconiche: “Cornbread Graffiti Legend”, “Legend of Legends”, “Cornbread King of Graffiti”, “Cornbread starts this shit 1965”.

È davvero il primo writer?

Questa è la domanda più onesta che si può fare, e merita una risposta altrettanto onesta.

Cornbread rivendica il 1965 come anno di inizio, ma se si analizza la sua storia con attenzione, la prima tag documentata fuori dal carcere risale al 1967, quando scrisse “Cornbread loves Cynthia” per le strade di Philadelphia. Lo stesso Beyond the Streets, nella sua scheda ufficiale, usa la data “circa 1967” come inizio del movimento. E il 1967 è lo stesso anno in cui JULIO 204 stava già taggando a New York.

Se la prima tag pubblica di Cornbread è del 1967 e non del 1965, allora la sua storia perde la primogenitura assoluta che rivendica.

Se volessimo andare ancora più indietro, troveremmo scritte sui muri in ogni civiltà della storia: le valli italiane, gli egizi, i maya, Pompei. Il writing “moderno” non ha un anno zero preciso.

Quello che si può dire con certezza è che Cornbread è riconosciuto come uno dei primissimi writer di Philadelphia, che la sua storia ha contribuito in modo documentato alla diffusione del tagging come pratica di identità personale, e che la sua capacità di raccontarsi è straordinaria. Basta guardare una sua intervista per capire quanto ami la fama, quanto la continui a cercare e quanto sia capace, con parole e gesti, di convincere le persone della propria versione della storia.

È anche vero che senza l’esplosione di TAKI 183, senza i writer che hanno spostato il focus dalla quantità alla qualità, Cornbread probabilmente non avrebbe mai avuto la visibilità che ha oggi. La leggenda di Philadelphia esiste anche grazie a New York, che lo ha riconosciuto.



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