Iena Cruz mural artist ambientale | disagian

Iena Cruz mural artist ambientale

Street Art
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7 Luglio 2020

Iena Cruz è lo pseudonimo di un artista italiano di origine milanese che negli ultimi 10 anni, grazie ad uno stile unico ed un particolare interesse verso l’ambiente, è riuscito a farsi notare in ambito internazionale lavorando su grandi pareti negli States, in Spagna ed anche in Italia.

Chi è Iena Cruz?

Federico Massa, in arte Iena Cruz, è un classe ’81 nato a Milano e cresciuto nella zona di Lambrate.

Questa zona di Milano, a cavallo tra gli anni 90 ed i primi anni 2000, rappresenta una delle scene più interessanti per il nuovo fenomeno del graffiti writing in città. Sono gli anni in cui vengono fondate alcune delle crew storiche milanesi come i TDK ed i CKC.

Federico è autodidatta, come la maggior parte dei writer: ci sono pochi modi per imparare questa disciplina e cioè guardare le opere di altri writer, recuperare quando possibile delle fanzine (Lui per esempio cita AL Alleanza Latina, di Genova), ingegnarsi ed inventarsi cose nuove.

Come racconta spesso, il primo graffito writing che Federico ricorda di aver fatto risale al 97, da lì in poi la sua storia sarà fatta di tag, firme, puppet ed uno stile in continua evoluzione.

Milano-Lambrate
Milano Lambrate

La tag milanese: Cruz

La tag con cui l’artista lasciava il proprio segno per le vie di Milano era Cruz.

Influenzato fortemente dalla cultura skate, la tag richiama Santa Cruz Skateboards, un famoso brand ancora oggi conosciuto nel mondo dell’urban & street wear.

Nonostante la passione per il mondo illegale delle tag, dei treni, delle metro e dei muri sia fortissima, Cruz sente la necessità di volersi esprimere in modo più figurativo.

Il solo lettering non è abbastanza per Federico ed è così che il suo stile inizia ad evolversi: all’interno dei suoi pezzi comincia ad apparire un suo puppet, una Iena Ridens.

Perchè questo puppet? Perchè gli ricorda sè stesso, sempre con il sorriso in bocca.

Gli studi: accademia e collettivo

L’interesse per la scena artistica a tutto tondo è forte e Cruz decide di iscriversi all’Accademia di Belle Arti. Il suo obiettivo finale è la scenografia.

Negli stessi anni l’artista entra a far parte di un collettivo dal nome “The Beg Art Factory” e questo, nel giro di qualche anno, gli permette di venire a contatto con artisti di ogni tipo: un ambiente così creativo spinge Cruz a decidere di voler puntare alla carriera da artista.

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Iena Cruz In Azione A Milano Lambrate | pic by ienacruz.com

Federico Massa in arte Iena Cruz

Federico risente di molte influenze artistiche, nomi come Kandinsky e Caravaggio e movimenti come la Pop Art e l’Action Panting, ma è la street art californiana e francese che smuove in lui un desiderio di cambiare: OBEY ed Invaders sono due artisti che lo portano a decidere di trasferirsi.

Se non conoscete questi nomi, vi invito a rileggere velocemente il mio articolo su OBEY e quello su Invaders.

La scena milanese negli anni 2000 aveva ancora poco riscontro e c’era poco interesse verso la street art. Dopo un primo viaggio a San Francisco nel 2005 ed un secondo negli states nel 2006, Federico si trasferisce a New York con l’obiettivo di specializzarsi in opera murarie di grande dimensione.

Nasce Iena Cruz: il nome da writer e la propria tag si vanno ad unire al suo puppet, la iena, dando vita a quello che nel giro di 10 anni diventerà uno dei nomi italiani più interessanti nella scena internazionale della urban art.

Lo stile di Iena Cruz

A New York Iena Cruz abbandona oramai totalmente il concetto di lettering ed inizia a perfezionare il suo stile: l’arte non deve essere solo un mezzo per istruirsi, ma anche per istruire.

Nei primi anni a New York condivide uno spazio creativo con dei ragazzi messicani: Iena Cruz si avvicina alla cultura messicana, famosa storicamente per i grandi artisti muralisti, ed il suo stile ne viene fortemente influenzato.

Iena Cruz decide di iniziare a rappresentare nelle sue opere la calavera messicana, simbolo tipico delle celebrazioni del dia de los muertos messicano, rivedendone alcuni particolari: questa iconografia attrae l’occhio creando un effetto magnetico, quasi mistico.

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Iena Cruz Rag and bone | pic by ienacruz.com

Lo stile di Iena Cruz a New York inizia a prendere forma: nei suoi muri, gli occhi del teschio sono rappresentanti da grandi mandala messicani, mentre gli altri dettagli come bocca e naso, sono rappresentati da elementi atti a richiamare un messaggio o un preciso contesto, come dei pesci oppure delle pistole.

Iena Cruz è comunque un artista che ama sperimentare in studio: lavora su diverse superfici, utilizza tutti i materiali disponibili, si cimenta nella scultura, nella creazione di oggetti 3D, mischia i colori… l’obiettivo è capire con mano ed occhio quali sono i materiali migliori per veicolare il suo messaggio.

Il mural artist non si pone limiti: la sua curiosità lo spinge a mischiare le tecniche apprese negli anni per creare qualcosa di unico ed originale.

Negli ultimi anni è diventato sempre più forte la sua volontà comunicativa: un messaggio importante il cui obiettivo è sensibilizzare in maniera importante l’uomo sul tema ambientale; molto spesso non ci pensiamo, ma l’impatto che ha l’uomo sulla natura e sul mondo attuale è quasi catastrofico.

Nelle sue opere murarie iniziano ad apparire grandi figure di animali (solitamente in via di estinzione o animali caratteristici di un determinato ambiente) mescolate ad elementi iconici dell’inquinamento umano come la plastica o il petrolio. Le metafore che ne escono fuori sono uniche ed ispiranti.

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Iena Cruz @ Bloop Festival in Ibiza | pic by ienacruz.com

Il simbolo di Iena Cruz

Oggi le opere di Iena Cruz sono caratterizzate dal suo simbolo: un mandala messicano (Ojo de dio)

Nei sui muri più grandi è facile riconoscerlo: l’attenzione viene catturata subito da questa forma magnifica, quasi ipnotica.

L’ispirazione dovuta agli anni in cui lavorava e viveva a stretto contatto con la cultura messicana è ancora oggi ben visibile nelle sue opere proprio grazie a questi mandala.

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Iena Cruz in Lambrate | pic by ienacruz.com

Airlite la vernice che purifica l’aria

Negli ultimi anni, Iena Cruz ha cercato di portare il suo green concept ad un livello più alto. Consapevole che, anche se in maniera minima, con l’utilizzo delle bombolette spray contribuisce a diffondere nell’aria del materiale inquinato, l’artista ha intrapreso una nuova via (quando possibile).

Airlite è una tipologia di vernice speciale, studiata in laboratorio e messa a disposizione degli artisti, che cattura lo smog: perfetta per il messaggio che Iena Cruz veicola con le sue opere.

Airlite funziona quasi come la fotosintesi: attraverso la luce gli agenti inquinanti sono attratti dalla pittura e durante la notte gli stessi si trasformano in sali inerti ricadendo nell’ambiente in maniera innocua.

Una tipologia di vernice innovativa che comporta un grande sforzo per l’artista, poichè richiede un processo preciso per la creazione del prodotto e del pigmento e può essere stesa solo a rullo/pennello, ma che permette di migliorare l’aria che respiriamo.

Iena-Cruz-Endangered-Species-Manhattan
Iena Cruz – Endangered Species in Manhattan | pic by ienacruz.com

Murales Iena Cruz

Nei suoi primi anni a New York Iena Cruz dipingeva se non tutti i giorni, quasi, ma le sue opere erano in continuo aggiornamento: a volte perchè coperte e taggate, altre volte per una propria ricerca di miglioramento.

Iena Cruz Roma Hunting Pollution

Hunting Pollution è il titolo del muro di Iena Cruz in zona Porto Fluviale, proprio di fronte ad uno storico muro di BLU (Se non conoscete BLU dovreste leggere questo articolo).

Dipinto in 21 giorni, l’opera rappresenta un airone tricolore, animale in via d’estinzione, a cui piedi si muovono dei tentacoli neri, metafora dell’inquinamento.

Come l’airone caccia il suo cibo, a sua volta inquinato a causa dell’uomo, l’opera si propone di cacciare l’inquinamento.

Iena Cruz Milano Anthropoceano

Nella zona di Lambrate, dove Iena Cruz è cresciuto, è apparso nel 2019 il primo muro in Airlite della città.

Anthropoceano è il nome dell’opera ed è ispirata alla parola Anthropocene, l’era geologica in cui oggi viviamo, l’era che l’inquinamento ambientale sta distruggendo e la causa primaria è l’uomo.

In quest’opera vediamo una alcuni animali simbolo dei fondali marini come lo squalo e la balena intrappolati all’interno di una grande bottiglia di plastica al cui interno si sviluppa imponente una piattaforma petrolifera a fiamma accesa.

Anche in questo caso la metafora arriva dritta all’osservatore: quanto male ha fatto l’uomo ai fondali marini?

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MIlano

Ciao sono Gianluigi, ma la gente persiste nel chiamarmi Gianluca. Ho sempre viaggiato con l'obiettivo di farlo per passione e non per lavoro. Mi muovo alla ricerca di street art e bevo caffè e birrette nelle zone più urban delle città. Ho qualche match su Tinder, odio le candele e non credo negli ombrelli.

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