Iena Cruz: il mural artist italiano che fa mangiare lo smog ai suoi muri

Iena Cruz è lo pseudonimo di un artista italiano di origine milanese che negli ultimi quindici anni, grazie a uno stile unico e a un interesse concreto verso l’ambiente, è riuscito a imporsi sulla scena internazionale lavorando su grandi pareti negli States, in Spagna, in Germania e in Italia.

Chi è Iena Cruz

Federico Massa, in arte Iena Cruz, è un classe ’81 nato a Milano e cresciuto nel quartiere di Lambrate.

Lambrate a cavallo tra gli anni ’90 e i primi anni 2000 è una delle zone più vivaci per il writing milanese che stava prendendo forma. Sono gli anni in cui vengono fondate alcune delle crew storiche della città, come i TDK e i CKC. Federico cresce in mezzo a quella scena.

È autodidatta, come quasi tutti i writer: ci sono pochi modi per imparare questa disciplina e cioè guardare le opere degli altri, recuperare fanzine quando possibile. Lui cita in particolare AL Alleanza Latina, fanzine genovese che circolava nella scena italiana di quegli anni. Il resto è pratica e un’evoluzione continua dello stile.

Il primo graffiti writing che Federico ricorda risale al 1997. Da lì in poi tag, firme, puppet e uno stile che non ha mai smesso di cambiare.

La tag milanese: Cruz

La tag con cui Federico lasciava il suo segno per le vie di Milano era Cruz, un riferimento diretto a Santa Cruz Skateboards, brand iconico nel mondo dello skateboard e dell’urban culture. La cultura skate era una delle influenze più forti di quegli anni.

Nonostante la passione per il lato illegale della scena fosse forte, tag, treni, metro, muri, Cruz sente presto la necessità di esprimersi in modo più figurativo. Il solo lettering non è abbastanza. È così che nel suo lavoro inizia ad apparire un puppet fisso: una Iena Ridens, la iena che ride. La sceglie perché gli ricorda sé stesso: sempre con il sorriso in bocca, qualunque cosa succeda.

Gli studi: accademia e collettivo

L’interesse per la scena artistica a tutto tondo è forte e Cruz decide di iscriversi all’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano, con l’obiettivo finale della scenografia.

Negli stessi anni entra a far parte di un collettivo, The Beg Art Factory, un gruppo di pittori, scultori e scenografi con cui collabora per quasi un decennio. Quell’ambiente creativo lo porta a esplorare materiali e tecniche diverse e a prendere una decisione precisa: fare dell’arte il suo lavoro.

Federico Massa diventa Iena Cruz

Federico risente di molte influenze: Kandinsky e Caravaggio, la Pop Art e l’Action Painting. Ma è la street art californiana e francese a muovere qualcosa di più profondo. Due nomi in particolare lo spingono a voler cambiare: OBEY (Shepard Fairey) e Space Invader.

La scena milanese nei primi anni 2000 ha ancora poco spazio per la street art in senso contemporaneo. Dopo un primo viaggio a San Francisco nel 2005 e un secondo negli States nel 2006, Federico capisce dove vuole stare. Nel 2010 si trasferisce definitivamente a New York con l’obiettivo di specializzarsi in opere murali di grande dimensione.

A New York il nome da writer e il puppet della iena si fondono: nasce Iena Cruz. Nel giro di qualche anno diventa uno dei nomi italiani più riconoscibili nella scena internazionale della urban art.

Lo stile di Iena Cruz

A New York Iena Cruz abbandona definitivamente il concetto di lettering. L’arte non deve essere solo un mezzo per esprimersi, ma anche per far riflettere chi passa.

Nei primi anni newyorkesi condivide uno spazio creativo con un gruppo di artisti messicani. L’avvicinamento alla cultura messicana, storicamente ricca di muralismo, influenza profondamente il suo approccio. Iena Cruz inizia a lavorare con la calavera, il teschio tipico delle celebrazioni del Día de los Muertos, rielaborandola in chiave personale. L’iconografia crea un effetto magnetico, quasi mistico: attira l’occhio, poi costringe a guardare cosa c’è dentro.

Nei suoi muri gli occhi del teschio diventano grandi mandala messicani, mentre gli altri elementi come bocca e naso vengono rappresentati con figure che richiamano un messaggio specifico: pesci, pistole, elementi naturali, simboli dell’inquinamento.

Iena Cruz ama sperimentare in studio: lavora su diverse superfici, usa tutti i materiali disponibili, si cimenta nella scultura, nella creazione di oggetti 3D. Non si pone limiti: l’obiettivo è capire con mano e occhio quali strumenti veicolano meglio il messaggio.

Con il tempo il messaggio ambientale diventa sempre più centrale. Nelle sue opere compaiono grandi figure di animali in via di estinzione mescolate a elementi iconici dell’inquinamento umano: plastica, petrolio, scarichi industriali. Le metafore sono dirette e impossibili da ignorare.

Il simbolo di Iena Cruz

Il simbolo ricorrente nelle sue opere è l’Ojo de Dios, il mandala messicano. Nei suoi murali più grandi è la prima cosa che cattura l’attenzione: una forma quasi ipnotica, che concentra lo sguardo prima di aprirlo al resto della composizione.

L’influenza degli anni vissuti a contatto con la cultura messicana è ancora pienamente visibile in questo elemento, che è diventato la firma visiva riconoscibile di tutto il suo lavoro.

Airlite: la vernice che purifica l’aria

Negli ultimi anni Iena Cruz ha portato il suo messaggio ambientale a un livello più concreto. Consapevole che anche l’uso di bombolette spray contribuisce minimamente all’inquinamento atmosferico, ha scelto di lavorare quando possibile con Airlite, una vernice speciale sviluppata in laboratorio che cattura e neutralizza gli agenti inquinanti atmosferici.

Il meccanismo funziona in modo simile alla fotosintesi: attraverso la luce gli agenti inquinanti vengono attratti dalla superficie dipinta e durante la notte si trasformano in sali inerti che ricadono nell’ambiente in forma innocua.

Dal punto di vista tecnico Airlite richiede un processo preciso per la preparazione del pigmento e può essere stesa solo a rullo o pennello. Questo cambia le condizioni di lavoro rispetto al writing tradizionale: niente spray, niente velocità. Un muro che non solo racconta qualcosa, ma migliora attivamente l’aria di chi ci vive vicino.

I murales principali

Hunting Pollution, Roma 2018

Nel 2018, nel quartiere Ostiense di Roma, in via del Porto Fluviale, Iena Cruz realizza quello che viene considerato il più grande eco-murales d’Europa: oltre 1.000 metri quadrati su una facciata di sette piani, realizzati interamente con vernice Airlite, commissionato dalla no profit Yourban2030.

L’opera rappresenta un airone tricolore, animale in via di estinzione, ai cui piedi si muovono dei tentacoli neri, metafora diretta dell’inquinamento. Come l’airone caccia il suo cibo, a sua volta contaminato dall’impatto umano, l’opera si propone di cacciare l’inquinamento. Ha richiesto 21 giorni di lavoro.

Nel 2022 The Art Newspaper, uno dei media più autorevoli al mondo nel campo dell’arte, ha inserito Hunting Pollution tra le dieci opere imperdibili di Roma, accanto a lavori di Caravaggio e Bernini. Per un murale realizzato con bombolette e rulli su un palazzo di periferia, è un riconoscimento storico.

Anthropoceano, Milano 2019

Nel 2019, a Lambrate, il quartiere in cui Iena Cruz è cresciuto, compare il suo lavoro milanese più importante: Anthropoceano, 230 metri quadrati su una facciata di sei piani, commissionato da Worldrise Onlus e Ocean Family Foundation, realizzato interamente in Airlite.

Il nome unisce Anthropocene (l’era geologica in cui l’impatto umano ha trasformato il pianeta in modo irreversibile) e oceano. Nell’opera: uno squalo e una balena intrappolati in una gigantesca bottiglia di plastica, con una piattaforma petrolifera a fiamma accesa che cresce al loro interno. La metafora arriva dritta: quanto male ha fatto l’uomo ai fondali marini?

Dipinto in 21 giorni, l’opera rappresenta un airone tricolore, animale in via d’estinzione, a cui piedi si muovono dei tentacoli neri, metafora dell’inquinamento.

Come l’airone caccia il suo cibo, a sua volta inquinato a causa dell’uomo, l’opera si propone di cacciare l’inquinamento.

Oltre il muro: il progetto Zurcanei

Il lavoro di Iena Cruz negli ultimi anni non si ferma ai murali. Ha lanciato Zurcanei, un progetto di design che include tessuti, tappeti, ceramiche, mosaici, lampade e oggetti per la casa, tutti prodotti artigianalmente tra Italia, Stati Uniti, India e Nepal in collaborazione con realtà etiche e orientate alla sostenibilità.

Ha collaborato con il designer Jan Kath dipingendo direttamente sulle pareti della sua galleria a New York, sostituendo alcune sezioni del muro con tappeti annodati a mano con lo stesso disegno. Muro e tessuto che si confondono, il confine tra pittura e artigianato che sparisce.

Un artista che ha iniziato con una tag sui muri di Lambrate e che oggi lavora su qualsiasi superficie che gli permetta di portare avanti lo stesso messaggio: il mondo sta cambiando, e l’arte ha il dovere di dirtelo.

In conclusione…

Iena Cruz è uno di quei casi in cui il percorso che parte dalle strade di Lambrate, passa per i muri illegali di Milano e arriva a New York porta a qualcosa che non ha molto a che fare con il writing delle origini, ma che mantiene intatta la cosa più importante: il muro come strumento per dire qualcosa che vale la pena sentire.



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