Wild Style, o graffiti wildstyle, è la forma più avanzata di lettering nel writing. Lettere che si intrecciano, si sovrappongono, si trasformano in frecce e punte, fino a rendere quasi impossibile leggere la parola scritta a chi non appartiene a quella cultura.
Non è caos. È complessità costruita, e ci vogliono anni per impararla.
Chi ha inventato il wild style graffiti
Il termine wildstyle è stato coniato da uno dei writer più importanti del Bronx: Tracy 168, nome vero Michael Christopher Tracy, nato il 14 febbraio 1958 e morto il 3 settembre 2023 a 65 anni. Il New York Times gli ha dedicato il necrologio definendolo uno dei “subway writers” più influenti di tutti i tempi.
Tracy inizia a scrivere già alla fine degli anni ’60, in un periodo in cui il writing era ancora nella sua fase primordiale. Nel 1974 fonda la Wild Style crew insieme a un gruppo di ragazzi del South Bronx: Cliff, LSD, P Nut, King 2, Chi Chi 133, Lionel 168, Sonny 107 e Zest. Nel tempo dalla crew passano anche nomi come Cope 2 e Daze, che sarebbero diventati figure importanti della scena.
Tracy aveva sviluppato un lettering talmente complesso e cinetico che le sue parole erano quasi illeggibili per chi non lo conosceva. Per lui quella complessità era semplicemente il modo naturale di vivere e di esprimersi: “Wild Style is a way of life. We lived wild and with style.” Non stava descrivendo solo uno stile di scrittura, stava descrivendo un’intera filosofia.
La sua definizione del wildstyle era ancora più ampia: “Whatever you do, do it to the best of your ability.” Forse la sintesi più onesta di cosa voglia dire padroneggiare questo stile.

Cos’è il wild style
Il wildstyle è probabilmente lo stile di lettering più difficile da creare e da leggere in tutta la storia del graffiti writing. Le lettere mantengono gli elementi base, ma tendono a perdere la propria forma originale: si deformano, si inclinano, si intrecciano con quelle vicine, si arricchiscono di elementi aggiuntivi fino a diventare una composizione quasi architettonica.
Nulla è fatto a caso, anche se a prima vista può sembrare tutto casuale. Ogni freccia, ogni punta, ogni curva o spigolo ha una funzione visiva precisa: riempire lo spazio, guidare l’occhio, collegare una lettera all’altra. Chi sa leggere un pezzo wild style riesce a seguire questa logica interna; chi viene da fuori vede solo un pattern complesso e colorato.
Gli elementi che compongono un wild style possono essere:
Frecce, che escono dalle lettere in tutte le direzioni, uno degli elementi fondanti dello stile, già introdotte da Phase 2 nei primissimi anni ’70.
Punte e spike, che danno al lettering un aspetto aggressivo e dinamico.
Occhielli e loop, che ammorbidiscono le lettere e creano connessioni tra gli elementi.
Ombre e 3D, che aggiungono profondità e fanno sembrare le lettere tridimensionali.
Puppet e personaggi, che a volte accompagnano il lettering e interagiscono con esso.
Background elaborati, che incorniciano il tutto e creano un contesto visivo completo.
Nel wildstyle non esiste una forma predominante: le linee possono essere curve e fluide, quasi come nel bubble style, oppure spezzate e meccaniche, taglienti come lame. La libertà è totale, ma si esercita dentro una padronanza tecnica che richiede anni di allenamento.
Costruirsi un alfabeto wild style

Riuscire a sviluppare un proprio alfabeto in wildstyle è uno degli obiettivi più ambiziosi per un writer. Non tutti puntano a questo, ma è innegabile che per molti giovani aerosol artist rappresenti un traguardo preciso: il momento in cui il tuo stile diventa riconoscibile, personale, inimitabile.
Avere un proprio wildstyle significa due cose concrete. Prima cosa: il rispetto della scena, che nel writing vale quanto qualsiasi altra valuta. Seconda cosa: la competizione, che è parte integrante della cultura. Creare un alfabeto wildstyle apre sfide con altri writer, confronti sui muri, scambi nei blackbook. L’ego per il writer conta, e un wildstyle riconoscibile è uno dei modi più potenti per nutrirlo in modo legittimo.
Il wildstyle funziona quasi come una lingua privata: chi conosce il writer e il suo stile riesce a decifrarlo. Chi lo incontra per la prima volta può impiegare ore solo per recuperare una singola lettera nascosta tra gli intrecci.
Wild Style: il film

Il termine wildstyle era già così radicato nella cultura hip hop che nel 1983 il regista Charlie Ahearn lo scelse come titolo per quello che sarebbe diventato il film più importante nella storia della cultura hip hop.
Wild Style è un viaggio dentro la New York dei primissimi anni ’80: writing, rap, breakdance e DJing raccontati insieme per la prima volta, in un film che usava writer e MC reali come attori. Un documento visivo irripetibile. Il logo del film è stato disegnato da Tracy 168 stesso, il fondatore della crew originale. Un cerchio che si chiude.
Il film ha fatto conoscere la cultura hip hop fuori dai confini americani: chi lo ha visto in Europa, in Asia, in America Latina, spesso lo indica come il momento in cui ha capito cosa stesse succedendo nel Bronx. Ancora oggi è visione obbligatoria per chiunque voglia capire da dove viene tutto questo.
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